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La prima serata nella nuova casa coincise con un vero e proprio diluvio. Era l’inizio di giugno e la giornata era stata praticamente estiva. T-shirt e bermuda per tutto il giorno, jeans e felpa pesante la sera. Piumino leggero sul letto la notte.

La mattina, mi ricordo, trascorse velocissima. Iniziai prima dalla cucina, sistemando le stoviglie e le padelle che avevo portato dalla casa in città. Posate e bicchieri erano nuovi ed acquistati qualche settimana prima all’ikea. Sistemai la spesa in frigo e riempii gli armadietti con pasta, riso, zucchero, scorte e barattoli vari; immancabile, un’abbondante riserva di birre e vino. Male che vada avrei trascorso qualche mese da avvinazzato.

Non ricordo cosa, e soprattutto se, mangiai a pranzo. Probabilmente mi accontentai di un frutto e di qualcosa di veloce. Nel pomeriggio passai a sistemare la biancheria ed i vestiti. Misi gli asciugamani puliti nei bagni, compresi quelli per gli ospiti, dopodichè passai ai letti. All’ikea avevo preso coprimaterassi, lenzuola e piumini per tutti i letti. Ricordo bene che, mentro preparavo i letti, mi domandavo dubbioso sull’utilità della cosa. Pensai addirittura di chiamare mia madre o mia sorella per sapere se fosse il caso di preparare i letti fatti anche se a breve non era previsto che qualcuno ci avrebbe dormito. Pensai che era un pensiero stupido. Le lenzuola pulite non scadono. Un secondo pensiero, più triste, ricordo di averlo fatto pensando per chi avrei preparato i letti. Chi sarebbe venuto a dormire qui? Quali ospiti erano attesi a breve?

Per il mio letto, matrimoniale, ed enorme, avevo scelto un coprimaterasso di colore blu scuro di mollettone – non liscio, ma come quelli antichi che usava mia nonna Silvia – e due piumini singoli, con copripiumino color azzurro chiaro. Fodere del cuscini blu scuro. E guai se Argo avesse anche solo accennato a voler dormire sul letto con me. Assolutamente vietato.

Anche in camera avevo ricavato una piccola libreria, vicino alla finestra e ad un tavolo in legno antico – anche questo fatto con i vecchi legni del fienile – che avrei utilizzato come scrivania. Sopra ci avevo sistemato l’i-mac. Inizialmente avevo pensato di tenerlo da basso, mettendo una scrivania in quella che io chiamavo la biblioteca. Ma poi avevo considerato che di sopra ci sarebbe stato molto più spazio, molta più luce e comunque avrei avuto modo di tenere d’occhio l’entrata. Accesi il computer e provai la rete. Veloce come un missile. Godevo come un riccio. Isolato in montagna ma non fuori dal mondo. Avrei potuto lavorare come dall’ufficio. Con calma, con estrema calma, avrei prima o poi accettato qualche lavoretto di consulenza dai miei vecchi colleghi di studio.

Avevo sistemato ben quattro apparecchi radio. Niente TV, ma alla radio non riesco proprio a rinunciare. Una l’avevo sistemata in cucina, tra il lavello ed il frigorifero. Altre due in ciascuno dei bagni. L’ultima sul comodino vicino al mio letto. Avevo dovuto decidere da che parte dormire. E’ curioso come ognuno prediliga un lato del letto quando si tratta di dormire in un letto matrimoniale. Ricordo un articolo letto su una rivista in cui si diceva che gli uomini preferiscono dormire alla destra delle donne e che il galateo prevede addirittura che l’uomo debba dormire, proteggendo la propria donna, sul lato più vicino alla porta. Anche la Bibbia spiega che l’uomo debba dormire al fianco destro della donna, così come nelle cerimonie nuziali, con la moglie alla sinistra dello sposo. Avevo quindi deciso – sempre bastian contrario – di continuare a dormire sul lato sinistro, in barba alle regole. Ed era sul comodino sinistro che avevo sistemato la radio. Tanto a Vanessa, la mia bambola gonfiabile, non importava avere la radio vicina. Sto scherzando. Mai avuta una bambola gonfiabile.

Era già pomeriggio inoltrato, il sole era ancora alto nel cielo, ma qualche nuvolone nero si stava radunando vicino alle cime. Mi rimaneva solo da scaricare gli ultimi bagagli dall’auto e gli scatoloni dei libri. Avevo già fatto qualche viaggio portando dalla casa in città parecchi libri, ma la biblioteca appariva ancora desolatamente vuota. Maledetti e-book. Da quando avevo acquistato il lettore e-book i libri cartacei erano diventati molto rari in casa. Era un gran peccato. Soprattutto perché avrei voluto una biblioteca piena. Non c’è nulla di più triste degli scaffali vuoti. Mi ripromisi di rimediare.

Poi accadde tutto velocemente. Nell’arco di pochi minuti il sole sparì dietro le nuvole. Si alzò un’aria che sembrava soffiare da ogni lato. Gli alberi del bosco iniziarono ad oscillare come sbatacchiati da una mano gigante. Argo mi guardò preoccupato. Uscii fuori e vidi che da dietro le montagne stava arrivando un temporale velocissimo. Le nuvole erano nerissime e di un grigio carico. Iniziarono a sentirsi i primi tuoni lontani ed a vedersi dei lunghi lampi. Che spettacolo curioso ed affascinante. L’aria era sempre più forte e passando attraverso il bosco fischiava forte. Rientrai in casa e feci un giro veloce a controllare che tutte le finestre fossero chiuse. Scesi in garage e verificai che il basculante fosse chiuso e la macchina all’interno. Bene. Ero pronto. Era il mio battesimo della montagna.

Nell’aria si respirava un odore particolare, difficile da descrivere, ed ora per me, montanaro provetto, inconfondibile. Con il passare del tempo ho imparato ad annusare l’aria ed a capire se il vento porterà pioggia e quanta ne porterà. L’aria in montagna diventa elettrica. Il bosco si zittisce. Gli alberi iniziano ad agitarsi. Il bosco del mio terreno – il mio bosco – era composto perlopiù di larici. Tali alberi, a differenza degli abeti, per via delle radici che vanno più estese ed in profondità, resistono molto meglio alle tempeste ed ai forti venti. In autunno perdono le foglie, o meglio, gli aghi, colorandosi prima di rosso e giallo. Possono vivere quasi fino a mille anni e possono raggiungere anche i 50 metri di altezza. Da sempre sono considerati alberi dalla forte componente cosmico spirituale, tanto da essere presi come simbolo di rinascita, di luce e di bontà. I larici sotto quel temporale imminente iniziarono ad oscillare paurosamente.

Ad un tratto divenne buio ed iniziarono a scendere pochi, distanziati ma enormi goccioloni d’acqua. Facevano un rumore particolare cadendo sia sul tetto della casa, sia sul prato. E poi un lampo luminosissimo ed un tuono così forte che mi fece sobbalzare. Per un attimo anche il cuore sobbalzò. Ed anche Argo mi guardò dubbioso. Mi chiesi se non fosse il caso di chiudere gli scuri delle finestre, ma ormai la pioggia scendeva troppo forte. Lo spettacolo di un temporale in montagna è qualcosa di fantastico. Di possente e inquietante. Tuoni, lampi, saette, vento a raffiche, alberi che sembrano schiantarsi al suolo, foglie e rami che volano lontani. Ed un rumore fortissimo delle gocce che si schiantano al suolo e sui vetri delle finestre. La temperatura esterna era scesa in pochi minuti da oltre 20 gradi a 7 gradi. Il temporale durò circa una mezz’ora. Passò oltre scendendo lungo la valle. Ma il tempo non migliorò e continuò a piovere per tutta la notte. Mi segnai di portare su anche qualche maglione e vestito invernale. E forse avrei dovuto acquistare anche un paio di stivali, quelli alti da pescatore, quelli verdi con la suola gialla. Continuai a chiedermi perché tutti gli stivali hanno la stessa colorazione. Sarà mica l’ennesimo monopolio?

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