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Ehh, già. Lei è tornata.

La gatta è tornata. Questa mattina è arrivata dal prato, silenziosa e tranquilla. Nell’erba che sta crescendo spuntava su solo la coda grigia e bianca. Diritta verso il cielo.

Argo questa volta se n’è accorto e, molto guardingo e cauto, le è andato incontro. O così sembrava voler fare, visto che dopo pochi metri si è girato ed è corso vicino a me, che ero seduto sulla sdraio all’esterno.

La gatta si è fermata a qualche metro da noi. Argo ha iniziato ad abbaiare, immediatamente zittito da me. La gatta, impassibile, come se nulla fosse, ci fissava con sguardo dritto ma indifferente. Ho il dubbio che la baita fosse diventata il suo rifugio nei mesi in cui sono stato lontano. Probabilmente sta cercando di capire chi siamo e cosa facciamo nel suo territorio.

E’ una gatta molto bella, non sembra selvatica e non appare nemmeno bisognosa di mangiare. Evidentemente da qualche parta ha un posto caldo in cui dormire ed una ciotola di buon cibo.

Ho provato a chiamarla. Ho inventato dei nomi a caso: micia, olga, fufi, gatta, baghera, bella, heidi. E lei sempre impassibile. Appena ho smesso ha iniziato a leccarsi, del tutto indifferente a noi. Argo ha provato ad avvicinarci, annusando l’aria. Molto timoroso. E lei, nulla.

Mi sono alzato per andare a prendere qualcosa da darle da mangiare, per invitarla ad avvicinarsi, ma non appena mi sono incamminato dentro la cucina, lei si è incamminata nel prato, verso il bosco.

L’abbiamo seguita con lo sguardo, fin che ad un tratto pure la punta della cosa è sparita ai nostri occhi. Strana gatta. La chiamerò Olga. Mi sembra appropriato.

In questi giorni ho sperato di rivedere Sara. Le avrei chiesto di fermarsi a mangiare con noi. Evidentemente se n’è andata, rincorrendo i suoi lupi. Quante cose avrei voluto chiederle, riguardo al lavoro e riguardo a lei. Peccato non rivederla più. A volte nel nostro percorso si incrociano persone, inaspettatamente. Incontri che non dicono nulla, sul momento, ma che per qualche ragione ti rimangono dentro. A volte anche un banale ed innocuo incontro di sguardi, sul bus, al supermercato, tra le auto in coda. Tante volte un incrocio di sguardi ti rimane dentro. Rimani a chiederti a chi appartengono quegli occhi, cosa c’è dietro, cosa c’è dentro. E perché ci si è trovati con un’occhiata che per qualche istante ha fermato il mondo, escludendo tutto il resto dal collegamento.

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