La casa si trova a 1.500 metri di altezza, in una valle poco turistica del Trentino. Poco frequentata ma bellissima e selvaggia. Dall’ultimo paese della valle si sale ancora per qualche chilometro lungo una vecchia e stretta strada forestale che sale con stretti tornanti lungo il versante est della valle. Solo i primi chilometri sono asfaltati. Ad un tratto l’asfalto finisce e c’è il divieto di salire senza permesso. La forestale è percorribile solo con un fuoristrada o con un mezzo agricolo, ma con estrema perizia ed attenzione. Temo che nella stagione invernale non sia accessibile.

Si prosegue nel bosco e si raggiunge un piccolo altipiano, pieno di prati e di fienili in legno, alcuni cadenti. Sulla sinistra per chi sale c’è il mio terreno. Ed in mezzo al prato c’è la mia casa, che un tempo era una stalla con fienile ed annessa legnaia. Non ci sono recinti, non ci sono cancelli. Solo prato e, sul retro, il bosco che scende fino ad un piccolo ma a tratti impetuoso torrente di montagna. Non credo ci siano pesci. Ma l’acqua è sempre limpida, fredda e buonissima da bere, sperando che in alto, all’alpeggio, non ci siano vacche.

La presenza del torrente che scorre vicino è stata ciò che mi ha convinto all’acquisto. È importante avere l’acqua propria. Buona e potabile. Una piccola derivazione in alto la porta direttamente in casa. La mia acqua. Per concedermi l’abitabilità ho dovuto farla analizzare e certificarla come potabile. Acqua gratis. Direttamente dalle cime della montagna. Per la luce è stata una battaglia molto più lunga. E soprattutto costosa. A mie spese ho dovuto portare la luce, direttamente dal paese. Ho diviso la spese con alcuni vicini e nella parte finale ho interrato tutti i cavi. Per internet mi affido ad una scheda SIM e ad un vecchio telefono che mi fa da router.

Il panorama è meraviglioso. Lo sguardo spazia sulla valle verso sud est, sui prati ad ovest, mentre il lato a nord è sovrastato dalle alte cime. È come vivere su un enorme terrazzo orientato al sole. I vecchi mi hanno avvisato che i temporali, anche molto forti, arrivano molto spesso da nord, improvvisamente da dietro la catena montuosa, spesso inaspettati.

Ho cercato di dotare la baita di ogni confort. Perlomeno quelli che io intendo tali. Sono pur sempre un cittadino che pensa di diventare montanaro semplicemente vivendo in montagna. Sul tetto ho montato dei pannelli fotovoltaici che, associati ad una batteria di accumulo, mi rendono autonomo dalla rete teoricamente per qualche bel giorno. Il riscaldamento del piano superiore è a pavimento, garantito da una pompa di calore, mentre al piano terra posso contare sul caminetto, su una splendida stufa ad olle e sul calore della cucina economica, quella a legna della nonna. La stufa ad olle riesce a scaldare anche  il bagno visto che è incastrata nella parete divisa a metà tra la zona giorno ed il bagno. Attraverso il tubo a vista che sale al tetto, dovrebbe portare calore anche al piano superiore. Per cucinare ho montato un piano cottura ad induzione che fa molto milanese, ma conto di utilizzare soprattutto il fogolar, come lo chiamava mio notto Berto, ossia la “cucina economica a legna” De Manincor trovata usata e pagata molto cara.

Al piano terra gli spazi sono aperti. A terra ho messo dei listoni di legno grezzo che ho recuperato dal pavimento del vecchio fienile. Sulla destra ho sistemato una panca ad angolo con un lungo tavolo massiccio con le sue sedie. Penso ci possano stare comodamente almeno una quindicina di persone. Quel lato è illuminato da due finestre. Sul lato opposto si trova l’angolo cucina. Pure il bancone della cucina è illuminato da due finestre. Di fronte alla porta d’entrata, in centro alla casa, ho messo la stufa ad olle. È copiata da quelle che si trovano spesso nei masi dell’Alto Adige, è bianca, semplice, in muratura e con una panca che ci gira attorno. Riesce a riscaldare l’intera casa per molte ore. Sulla destra della stufa, ho ricavato un locale le cui tre pareti sono interamente ricoperte da una libreria in legno ricavato dalle pareti del vecchio fienile. Anche questo angolo di casa prende luce da due finestre. Sulla sinistra della stufa c’è la scala in legno che sale al piano superiore sotto la quale c’è la porta di accesso al bagno. Quest’ultimo è davvero splendido. Legno in terra, una doccia enorme, doppio lavello, water e bidet. Anch’esso con una piccola finestrella che fa bene il suo lavoro e che permette, quando si sta nella doccia, di ammirare il prato e le montagne dietro la casa.

Salendo al piano superiore, in cima alle scale, sulla sinistra, sopra al bagno inferiore ho ricavato un secondo bagno, più piccolo ma molto confortevole, anch’esso finestrato, con i sanitari ed una piccola doccia. Sopra l’angolo biblioteca ho ricavato una stanza con armadio e letto matrimoniale. Il resto del primo piano è la mia stanza da letto. Enorme. Con una cabina armadio a vista, in legno, praticamente vuota. Sul lato anteriore, quello sopra la porta d’entrata, c’è una splendida vetrata con vista montagne, cime e tramonto. La vetrata affaccia su un lungo poggiolo in legno. Da meditazione. Un lato della cabina armadio è anche una scala che permette di accedere ad un piccolo soppalco, non molto alto, in cui ci stanno altri due letti. In tutto posso contare su sei posti letto.

Il punto forte dalla baita è però l’esterno. Sul lato che guarda a sud ho fatto costruire un grande terrazzo, che non è altro che una sorta di palafitta sopra al prato. Speravo inizialmente di poter costruire una veranda, ma non c’è stato verso di convincere i tecnici del comune. Ci metterò un bel tavolo e delle sdraio. Con calma.  Il prato è davvero enorme e spettacolare. Mi sono messo d’accordo con il vecchio proprietario che, in cambio dello sfalcio, potrà continuare a farci il fieno per le bestie. In mezzo al prato passa un sentiero battuto che porta al torrente e si congiunge al sentiero che sale alle cime dal paese. Sarà quello che utilizzerò per scendere a piedi in paese. Ci vuole circa un quarto d’ora a scendere e una buona mezz’ora a salire, a passo spedito, senza bagagli. È un bellissimo sentiero che scende costeggiando il torrente in mezzo al bosco di abeti e larici.

Sul lato verso le montagne, sul retro della casa, a circa una ventina di metri, sono riuscito a far riedificare la vecchia legnaia. È stata ricostruita in sasso e con il tetto in piastre di pietra. È piuttosto grande, visto che riesco a farci stare dentro la Jimny e la moto. Una parte è scavata sotto il declivio del prato e, a detta di chi l’ha costruita, permetterà di mantenere fresche eventuali provviste. Per adesso non la sto utilizzando.

Questo è tutto. Ancora molti lavori sono da iniziare e terminare, ma li farò con calma. Proverò ad arrangiarmi ed a farmeli da solo. L’importante è essermi trasferito. Sarà curioso capire come sarà il primo inverno da solo in montagna. Con Argo, prezioso cagnone fedele.