La vita è breve: evitiamo, dunque, programmi troppo estesi: ogni giorno, ogni ora ci mostra la nostra nullità e ricorda a noi smemorati, con qualche nuovo argomento, la nostra fragile natura. Allora noi, che facciamo programmi come se la nostra vita fosse eterna, siamo costretti a pensare alla morte. Si volge, infatti, ad attendere il futuro solo chi non sa vivere il presente.
La vita è lunga abbastanza se sai farne buon uso.
La vita è abbastanza lunga per chi, come il saggio, sa vivere intensamente ogni istante. A lamentarsi della brevità della vita è invece lo stolto, poiché, in realtà, egli non domina le cose ma ne è dominato e vive in una condizione di perenne alienazione: egli non è padrone di se, né del suo tempo e paradossalmente giunge spesso alla fine della sua vita senza aver realmente vissuto.
Adoro l’amico Seneca. E’ lui che ha scritto queste parole. Mi ritrovo molto in linea con il pensiero degli stoici. Sempre attuale, banalmente semplice, immediato e vero. Di grande ispirazione.
Sono rientrato nel mio mondo, fatto ci cime, abeti, boschi, prati e solitudine. Quel meraviglioso isolamento che carica la mente, rincuora lo spirito e rende tutto piacevole. Non è per tutti. Sono ritornato ed ora ho sempre Argo appiccicato ai miei piedi. Forse teme che possa ripartire ancora e lasciarlo nuovamente solo. Non lo sa, anche se gliel’ho detto, che mi è mancato un sacco. Provavo un senso di tristezza e malinconia a pensarlo da solo, lontano dai suoi prati, dalla sua baita e dalle sue abitudini giornaliere. E, forse, pure dal suo padrone. Ma ora sono qui e lui è sdraiato a pochi passi da me. Dorme. Felice.
Nei mesi scorsi sono stato molto impegnato con il lavoro. Si, purtroppo, pure io devo lavorare. Sono stato lontano da questa baita, da quello che ormai considero il mio mondo, la mia culla. Ad onor del vero ho anche viaggiato molto. In viaggio ho pensato molto al senso delle cose. Ho pure percorso 6.600 km con la moto, trascorrendo oltre 90 ore in sella guidando tra le strade d’Europa. Il tempo per pensare e meditare è stato molto. Ho ammirato ogni dettaglio, ogni metro del tragitto, ogni panorama ed ogni scorcio. Ho amato il viaggio, l’avventura e la vita. Il pensiero forse più ricorrente è stato quello di ringraziare la vita per l’opportunità che mi stava dando. Ero in viaggio, in solitaria, con i miei pensieri ed una enorme gratitudine verso chi o cosa non l’ho capito. Ma ero grato di poterlo fare. Di poter fare ciò che amo, viaggiare, osservare, fotografare, immagazzinare bellezza, odori, pensieri e ricordi. Ricco. Molto ricco.
Viaggiare per me è un vero arricchimento. Non di cose materiali, futili come gli oggetti di plastica o il denaro. Ma di pensieri ed esperienze. Mente lucida, cuore aperto e occhi vigili. Mentre attraversavo la campagna francese, nella zona del Parco naturare de l’Aubrac, diretto verso Biarritz, ho iniziato ad elaborare un pensiero. Un embrione di ragionamento che partiva dal tempo ed arrivava alla ricchezza che mi portava quello che stavo facendo. Ed ho capovolto il discorso, come fanno tutti: “Ma viaggiare è costoso. E serve tanto tempo. E chi te li da i soldi? e come fai con il lavoro? Ma in moto non è scomodo? non è pericoloso?”. Sempre le solite osservazioni, trite e ritrite, che sento da almeno vent’anni.
E qui sta il bello. Viaggiare è di per sè entusiasmante. Si, se viaggio, evidentemente spendo soldi. Ed è vero, se guido la moto non posso lavorare. Non io, perlomeno, che non sono un pilota professionista. La moto è scomoda, guidarla è faticoso. Ti prendi tutte le intemperie, pioggia, vento, caldo, grandine. I bagagli sono pochi ed il minimalismo diventa mestiere, più che arte. E poi viaggiare in moto, senza percorrere le autostrade, ti porta ad immergerti nei paesi, a vedere luoghi fuori dalle rotte turistiche. Vedi i posti come sono, al naturale, senza fronzoli ed orpelli. Genuini e non creati per i turisti.
Ok, concordo: per viaggiare ci vogliono soldi e tempo. La gente, normalmente, si stressa a lavorare, lo fa per guadagnare soldi, vende il proprio tempo per acquistare denaro. Perchè poi, magari, con i soldi si godrà la vita. Ma spesso non gode nulla, perchè non ha il tempo per farlo, perchè è occupata a lavorare. E’ un incubo, un circolo vizioso che in pochi spezzano. Viviamo in una società che vi vuole criceti produttivi. Un mondo distopico in cui se non lavori, non produci e non guadagni, non conti nulla. Sei al margine di tutto. Il lavoro e la produttività al centro delle nostri menti. Più divento vecchio e più acquisico consapevolezza che non è ciò che voglio. Se per voi va bene, fatelo pure. A me non piace, non approvo nulla e, come sempre, ragiono capovolgendo la visione.
“Lavoro per i soldi per potermi godere la vita”. Ma poi non riesco a goderla perchè non ho tempo. Oppure, forse peggio, quando avrò tempo, sarà troppo tardi per riuscire ad apprezzare tutto. E quindi?
Prima di tutto ognuno deve capire cosa ciò che lo appaga, cosa lo rende felice e soddisfatto, che lo fa star bene e rende ogni cosa significante. Il contrario, temo, delle comuni vite. Il problema che vedo, forse, è che la gente non si interroga abbastanza su ciò che vuole, non si chiede quali siano le proprie attitudini. Affronta tutto con passività, guardandfosi intorn o e copiando gli altri. Sacrificando ciò che sente dentro. E’ più facile omologarsi, seguire quello che fanno tutti, appiattirsi sulla mediocrità. Perchè cambiare è faticoso e, soprattutto, rischioso. Per cambiare serve volerlo davvero. Serve coraggio ed, in parte, temerarietà. Servono idee chiare e motivazioni valide.
Purtroppo, spesso, la gente cambia quando il limite è sopraggiunto. Quando il non cambiare diventa intollerabile e distruttivo. A quel punto, solo a quel punto, il cambiamento diventa la scelta “meno peggio”. Benedetta quell’ultima goccia, quella in grado di far traboccare il vaso.
Mi è capitato spesso di sentire, anziché il ticchettio del tempo, il picchiettio della goccia. Non ho mai atteso che riuscisse a far tracimare il vaso, perchè quel vaso, l’ho svuotato prima.