Sono appena rientrato da un giro in paese. Avevo bisogno di fare la spesa, di acquistare le cose fresche, uova, carne, latte, verdura. Sono passato davanti ad Annetterie ed ho sbirciato dentro. Lei non c’era. Se n’è andata in toscana per qualche settimana. Si farà sentire. Ha promesso di avvisarmi su come vanno le cose e quando rientrerà in valle. Mi manca. Non pensavo. Stamattina sono sceso in paese anche per questo motivo, perchè avevo bisogno di fare quattro chiacchiere con qualcuno. Di annullare i miei silenzi. Di movimentare l’immobile.

La bar in piazza, l’unico del paese, era in corso un’accesa partita a briscola. In quattro seduti a giocare ed in dieci, attorno al tavolo, a tifare. La bellezza ed il fascino di queste scene di altri tempi mi illuminano la giornata. L’ho già pensato queste notti, mi devo imporre di tornare a fotografare. E tornare a scrivere. A raccontare le cose belle di questo mondo. A narrare ed immortalare gli istanti infiniti che non torneranno più. A fermare il tempo con una foto e raccontarlo con le parole.

Sarebbe stata una foto bellissima. Scattata dalla porta aperta, con il sole alle spalle che proiettava il suo giallo fascio di luce all’interno, dividendo la stanza ed il pavimento in due. Un lato in ombra ed un lato alla luce. Con i raggi che illuminavano, facendoli danzare, i piccoli punti di polvere che rimanevano sospesi nell’aria. Ed una parte lontana del bar, del bancone con le sue bottiglie colorare, mezze piene, in ordine sugli scaffali, illuminata dai raggi sporchi che filtravano dalla vetrata sporca. Una luce gialla, sporca, rovinata. Anticata. Ed in mezzo alla scena i vecchi, affacciati al tavolo da gioco, dove altri vecchi giocavano incalliti. Una partita intensa, combattuta, vissuta come fosse l’ultima sfida decisiva. E dietro il bancone la signora Lia, intenta ad asciugare le tazzine e Stefania, la giovane avvenente tettona barista, che preparava il caffè.

Una scena che si ripete da anni, da decenni. Tutti i giorni quasi uguale al giorno prima. La stessa del giorno dopo. Un bar di paese e la sua umanità. Bella, vivace, anziana e viva. Uno spettacolo da raccontare.

Un peccato non avere la macchina fotografica. Un peccato non poter immortalare questa scena perfetta, illuminata come se fosse un set cinematografico.  Ed al centro della scena i vecchietti. La vera ricchezza del paese. La ricchezza di questo mondo che cambia troppo in fretta. Non lasciando il tempo di imparare, di crescere forti e coraggiosi. Giovani deboli e privi di idee.

Che ne sarà di noi e nel nostro povero paese, guidato da gente che non si è mai seduta in un bar di paese per un bianco ed una sfida a briscola? Chi guiderà le menti? Google, i social e l’IA?