Ieri sera ho atteso l’imbrunire, ho preparato lo zaino con acqua, una bottiglia di birra ed un piccolo spuntino. Mi sono vestito con la termica pesante ed il piumino autunnale. Ho recuperato la torcia e la macchina fotografica. Quando sono sceso ad indossare gli scarponcini da montagna Argo ha sollevato lo sguardo, speranzoso. Dove andiamo? sembrava mi chiedesse con quegli occhi scuri. La piccola Shy dormiva sul tappeto, impassibile.

“No Argo, mi dispiace, questa sera tu non vieni. Tu stai qui con la Shy a fare la guardia.”

Ha sbuffato e si è rimesso a dormire. A volte è incredibile come i cani abbiano una sensibilità incredibile verso gli umani, in particolare verso i propri padroni. E verso gli stronzi più in generale. Ad Argo non ne sfugge mai uno e non manca mai di farlo notare con un piccolo borbottio.

Da qualche giorno a partire dall’imbrunire, si sentono i bramiti dei cervi nel bosco sopra la baita. In queste due settimane di inizio autunno si concentra la stagione dell’amore per i cervi. Il verso del cervo maschio in amore, chiamato appunto bramito, è un verso gutturale, potente, unico, che lascia senza fiato e inquieta chi lo sente per la prima volta, magari non sapendone l’origine. Durante l’anno i cervi maschi formano piccoli gruppi fino all’arrivo della stagione autunnale, separati dalle femmine che si dedicano a crescere il branco dei cuccioli che nascono in primavera. In autunno i maschi iniziano ad allontanarsi tra loro per iniziare a lottare al suono del bramito. Un verso che serve ad intimorire gli altri maschi in competizione per conquistare le femmine. Uno solo sarà il cervo maschio che avrà diritto, per circa un paio di settimane, ad accoppiarsi, quanto più possibile, con tutte le femmine del branco. Per gli sconfitti, nessuna possibilità, salvo attendere la stagione dell’anno successivo. Le femmine rimangono in estro solo per 48 ore, tocca fare un gran lavoro per il cervo maschio capobranco. Tocca vincere, scacciare i pretendenti e fecondare quante più femmine possibile, quante più volte possibile. La natura non scherza. Non c’è razzismo o buonismo. Niente generosità per i deboli o pietà per i perdenti, se si vuole portare avanti la genetica migliore e più adatta.

La competizione tra i cervi maschi arriva al punto che i maschi più prestanti arrivano a lottare tra di loro incrociando i grandi palchi e spingendosi con forza nel tentativo di far cedere uno dei due contendenti. Il maschio sconfitto ha pochi secondi per accettare la sconfitta, rialzarsi e scappare nel bosco, pena un’incornata che potrebbe rivelarsi fatale. A fine stagione, tutti amici come prima, si riforma il branco dei maschi e quello delle femmine, che fanno normalmente vita separata.

Ieri notte sono stato fortunatissimo. Sono salito lungo il sentiero che sale ai prati. Nel bosco riecheggiavano, provenienti da punti diversi, i bramiti dei cervi. Emozionante, ed un filo inquietante. Ero quasi in cima quando dal bosco sottostante alla mia destra sono arrivati di corsa, a poche decine di metri davanti a me, due cervi che si rincorrevano. Non sono riuscito a vederli, ma li ho chiaramente sentiti. Mi sono bloccato.

Ed ecco lo spettacolo: un concerto di bramiti, uno contro l’altro. Sempre più forte e prolungato. Sono rimasto fermo, con il fiato sospeso, immobile ad ascoltare. Li sentivo muoversi nel bosco sopra di me. Sentivo gli zoccoli sui tronchi e sui sassi. Poi eccoli sul sentiero. E poi ancora a salire nel bosco.

Ad un tratto i bramiti sono cessati ed hanno iniziato a scontrarsi con i palchi. Dei colpi molto simili ad uno scontro con i bastoni. Sono andati avanti per un paio di minuti, dopodichè li ho sentiti scappare ancora più in alto. Ed ho sentito un forte bramito, prolungato. Rauco, intenso. Mi sono immaginato il vincitore, con il collo alzato, il grande palco ed il muso rivolto al cielo. Che spettacolo.

Ho continuato il sentiero fino ai prati dove mi sono fermato a scattare qualche foto ad un cielo immenso e pieno di stelle. Mi sono sdraiato sul prato, a sorseggiare la birra, ad ascoltare, lontano nei boschi i bramiti dei cervi. La sera ormai il sole tramonta poco dopo le sei e di notte la temperatura scende sui due / tre gradi. In un attimo siè passati dall’estate all’autunno. Già gli alberi stanno colorando le foglie ed alcuni hanno già iniziato a perderli. Ci penseranno i venti ed i temporali d’autunno a spogliarli completamente.

Sdraiato sul prato, al freddo, con il buio attorno ed un miliardo di stelle in cielo ho pensato a quanto siamo piccoli ed insignificanti. Mi manca Annette. Chissà quanto le sarebbe piaciuto essere qui questa sera. Questa sera mi manca più del solito, forse perchè ho il timore di non rivederla presto. E la paura, soprattutto, di averla perduta per sempre. La sensazione di averla solo sfiorata, la mia vita con lei. Ed in cielo, veloce, ecco una stella cadente. Rapidissima e molto grande.

Quanto amo queste serate. Quanto amo la montagna e quanto amo questa valle. Se ci fosse stata lei avrei amato ancora di più.