La figlia più piccola nel periodo della scuola materna aveva una vera e propria fissa per il cartone animato di Bambi. Le avevamo regalato il libro illustrato, che sfogliava avidamente quasi tutte le sere, ancora prima di saper leggere. Amava la storia, le immagini ed i cervi. In testa aveva sempre papà bambi. In seguito, è capitato alcune volte di incontrare caprioli, cervi, camosci e stambecchi nel corso delle innumerevoli camminate sulle montagne del Trentino Alto Adige. Ricordo ancora una volta, eravamo a sciare a Pejo in Val di Sole, e nello scendere dalla gran pista, quella lunghissima che parte dai 3.000 metri ed arriva a fondovalle, era un pomeriggio inoltrato, un branco di cervi, maestosi, ci ha attraversato la pista a pochi metri di distanza. Non avevamo macchine fotografiche o telefonini a disposizione. Ma il ricordo è ancora limpido ed emozionante.

Anche ieri, all’imbrunire, è stato un continuo bramire di cervi nei boschi vicino a casa. Argo ha smesso di preoccuparsene. Inizialmente, nei giorni scorsi, si avvicinava alla porta ed abbaiava in direzione del bosco. Ho sempre evitato di farlo uscire libero in queste sere, con il rischio di partire come un forsennato per inoltrarsi nei boschi alla ricerca dei cervi in amore. Normalmente rincorre e si fa prendere in giro dalle marmotte, che, in piedi sulla tana, fischiano e si avvisano dall’arrivo di un cane. Ma le marmotte sono veloci e furbe. E quando arriva il problema spariscono dentro uno dei molti buchi che compongono le tane sotterranee.

Come stavo raccontando, Argo ha capito che i bramiti non sono interessanti. Ed ha compreso che non lo lascerò mai uscire da solo in questo periodo. Ha passato la fase in cui si alza al suono del bramito, inizialmente sollevando la testa e borbottando, poi solo spostando le orecchie ed aprendo gli occhi per poi arrivare, ora, ad ignorare completamente qualsiasi suono proveniente dal bosco.

Ma ieri sera c’è stato qualcosa di diverso. Argo è scattato alla porta, senza abbaiare ma annusando l’aria, seguito dalla piccola Shy, che non capiva ma era in allerta. Io stavo preparando la cena, un meraviglioso pezzo di punta di petto di vitello, con le mani infarinate e gli occhi lacrimanti per il taglio della cipolla.

Argo e Shy davanti alla porta. Immobili, tranne uno scodinzolio della coda. Il sole era tramontato da poco e gli ultimi raggi ancora illuminavano le cime degli alberi. Non era ancora buio. Incuriosito, mi sono avvicinato alla finestra affianco alla porta. Per un attimo ho pensato che stesse arrivando una visita. Per un istante ho sperato, sognato, immaginato una visita a sorpresa di Annette.

Invece no. Nessuna Annette.

Eccolo lì, sul prato dinnanzi alla baita, appena fuori dal bosco, dove arriva il sentiero che sale dal paese e prosegue ai prati. Fermo che osserva la baita. E noi fermi che osserviamo lui.

Un giovane cervo, con il suo bel palco. Probabilmente uno dei perdenti alle battaglie di queste notti. Ancora giovane. Fermo immobile. Ci osservava.

Sono riuscito a prendere la macchina fotografica ed a scattare qualche immagine.

Dopo qualche istante di magia, lentamente si è incamminato lungo il prato, salendo verso il bosco. Piano piano e poi con un paio di leggeri e leggiadri balzi, eccolo sparito nel bosco.

Una magia. Arriverà anche il suo momento, di dimostrare a tutti chi è il re del bosco. Il vero papà bambi.