Tutti gli amici che ho ospitato negli scorsi giorni hanno avuto l’opportunità di vedere molte foto che stanno appese in casa. Sono sistemate un po’ ovunque, in piccoli e grandi quadretti, in ogni punto libero delle pareti ci sono immagini. Sono tutte foto che ho scattato io, per le quali ho anche preso dei complimenti, ma che ho sempre negato siano opera mia.
“Oh, che splendide foto. Le hai fatte te?”
“No, magari! Sono di un tipo che ho conosciuto, con cui sono in contatto e che ogni tanto mi regala qualche file. Le ho solo stampate ed incorniciate.”
“Ho notato che sei un grande appassionato di fotografia, ho visto un sacco di libri di fotografia e di artisti famosi. Ti ho visto anche molto preso con la macchina fotografica in questi giorni. Bello. Sono belle le fotografie. E’ un arte che apprezzo molto. Un giorno, magari, mi piacerebbe vedere qualche tuo scatto.” – questa era Annette, sabato sera, che curiosava in baita.
Stanotte ho ripensato a questo dialogo chiedendomi perchè non ho detto, visto che sotto sotto ne vado pure orgoglioso, che le foto in casa sono tutte mie. Oltre ai viaggi ed alla moto, ho la passione della scrittura e della fotografia, ed il posto in cui vivo oggi concilia molto ed è di grande stimolo per la mia creatività. Sono passioni che porto avanti da anni, fin da ragazzo, probabilmente perchè sono molto curioso di natura. Osservo, noto, immagino e fantastico storie. E’ più forte di me. Scrivo un sacco e di notte la mia mente crea storie.
Sono tuttavia molto riservato riguardo alle mie faccende personali, non amo che la gente sappia troppo di me, odio essere giudicato (una mia regola aurea da cui non transigo, anche se a volte è molto difficile, è proprio impormi di “mai giudicare”). E non sopporto proprio ricevere complimenti ed essere al centro dell’attenzione. Mi piace stare in disparte, nell’ombra, osservare di nascosto. Mi lascia del tutto indifferente che siano gli altri a prendersi i miei meriti. Poco importa. Le cose le ho fatte io, io so farle. Non è così scontato che chi si è appropria dei meriti altrui sappia poi replicare quanto fatto. E la vita è una ruota. Il karma vigila e prima o poi colpisce. Mi sento quindi una via di mezzo tra un agente segreto sotto copertura in stile James Bond ed un supereroe. Spesso non ci ci pensa, ma è davvero curioso come il concetto di anonimato sia alla base delle avventure dei supereroi. Batman, superman, l’uomo ragno, wonder woman, catwoman, capitan america, iron man, tanto per citarne alcuni, sono tutti mascherati. Nessuno conosce la loro identità.
A dir la verità non ho mai capito come in certi fumetti, in particolare batman o l’uomo ragno o superman, la gente non capisse chi si celasse dietro vestititi attillati e mascherine microscopiche. Gente riconoscibilissima che, guarda caso, spariva proprio un secondo prima che apparisse il supereroe.
Discorso analogo può essere fatto per l’arte moderna. Cito ad esempio il genio di Banksy, Felipe Cardena, Sirante, Bambi, o Greta Frau (per chi non lo sapesse, il suo nome è l’anagramma di fregatura), anche se capisco che nella street art l’anonimato è di fatto un imperativo per non farsi beccare. Tutti artisti che mantengono l’anonimato. E questo non fa che aumentarne il mistero, la fama ed il fascino. Nella musica mi vengono in mente i Daft Punk, nella scrittura il caso Elena Ferrante. Oscar Wilde diceva che bisogna “svelare l’opera e celare l’artista”.
Ho il sospetto che quando si conosce personalmente un artista ciò impedisca una visione oggettiva e scevra di condizionamenti. E’ come se la conoscenza diretta gettasse un’ombra sulla creazione, sull’opera artistica, inevitabilmente contaminandola con un giudizio personale. Si portano dentro dei preconcetti, dei giudizi, simpatie o antipatiche che soggettivizzano e che non hanno nulla a che fare con il valore dell’opera.
L’opera trascende sempre il soggetto, vive di vita propria, appartiene al mondo, non al suo creatore che chissà da cosa è stato attraversato nel momento della creazione. L’autore è una sorta di medium, il tramite attraverso cui qualcosa di universale prende forma. L’anonimato in questa ottica è una ottima soluzione, una forma di rispetto verso l’opera stessa. Un modo per preservarne l’integrità.
Che l’autore scompaia dietro la propria creazione. Che l’anonimato e la riservatezza siano sempre tutelate. Come l’identità di un agente segreto. Come quella dei supereroi. Come nella foto di copertina: ci sono io e l’altro. Entrambi nascosti.