Ma non ti senti mai solo qui?”

Perchè dovrei? Non sono solo, c’è Argo, ci sei tu”

Hai capito la domanda, non fare a finta di non intendere… fai vita solitaria…”

Secca e becca, ho pensato. Secca e becca lo diceva mia nonna Silvia, quando descriveva quelle donne agguerrite, pignole, eccessivamente meticolose nel verificare ogni dettaglio. A volte pure pettegole. Quelle che non ti mollano e ti fanno il quarto grado. Quelle persone che io qualifico invece come “pigna in culo.” Ma non era questo il caso, in realtà. Non per Annette che era passata a trovarmi in questa piovosa domenica di metà novembre.

Sentirsi soli non è essere solitari. C’è una profonda differenza. Lo sanno bene gli anglosassoni.”

“E cosa c’entrano gli anglosassoni?”

La linqua inglese distingue i due termini: solitude e loneliness. La differenza tra i due riguarda lo stato emotivo e la volontà dell’individuo. Solitude è lo stato di essere soli senza sentirsi soli. È spesso una condizione volontaria in cui una persona sceglie di trascorrere del tempo da sola per riflettere, meditare o dedicarsi ad attività personali senza la compagnia di altri. Loneliness è invece il senso di isolamento, di tristezza o angoscia per il fatto di essere soli, ma non per scelta. La solitude è positiva e si verifica quando uno vuole stare da solo; la loneliness è dolorosa perchè non è voluta e cercata. Io sono per la solidude. Io scelgo di stare da solo. Mi ricarico da solo. E quando ho voglia vedo di incontrare gli altri. siamo pure sempre animali sociali, no?”

“Oh! interessante. Sono cose vere o le stai inventando al momento?”

“Macchè inventate. E ‘ la verità. La solitudine può essere vantaggiosa, perchè, nel mio caso, mi consente di dedicarmi a me stesso, a ciò che amo fare, a studiare, leggere, scrivere, fotografare. Ho bisogno di fare delle pause dalle richieste sociali della vita. Ho bisogno di ricaricare, di impegnarmi nei miei pensieri. E quando mi sento pronto sono a mille per stare con gli altri. Se fossi triste o angosciato per il fatto di essere soli, allora sarebbe un problema. Avrei forse qualche problema mentale, magari anche a rapportarmi con gli altri. “

Annette mi guardava con curiosità, a volte con imbarazzo quando ricambiavo lo sguardo. Se ne stava in silenzio, seduta con la tazza di tisana calda in mano. Fuori continuava a diluviare. Era il terzo giorno consecutivo che pioveva. Argo dormiva ed ogni tanto importunava la piccola Sandy. Sul giradischi suonava un vecchio disco con i grandi successi di B B King, trovato usato tramite Annetterie.

“Cosa c’è che non ti ha soddisfatto nella mia risposta?” – le chiesi. Io bevevo una birra rossa. Non gradisco le tisane. Poco il thè. A volte bevo camomilla. Sarebbe stato un pomeriggio da vin brulè o da whisky, ma non volevo passare per un alcolista. Era interessante questa morettina curiosa e, sotto sotto, volevo dare la miglior versione di me stesso, pur comportandomi genuinamente.

Oh, nulla. Anzi, mi stai facendo riflettere. Mi piace questa distinzione. Anche io sto molto bene da sola. Si impara a farlo. Si impara a conoscersi ed a capire ciò che si vuole. E questo, poi, serve per selezionare chi vogliamo al nostro fianco. E quanto tempo dedicare agli altri. Dirò una cosa che mi farà passare da egoista, ma prima degli altri vengo io. Non posso pensare al benessere altrui senza prima aver sistemato il mio. Che hai da sorridere?

Sorrido perchè hai detto una cosa che avrei potuto dire io. E non ho potuto non pensare a quanto sia buffa questa situazione, questo momento. “

E cosa ci trovi di così buffo? mi stai prendendo in giro? ho sempre la sensazione che tu mi stia prendendo per il culo, non capisco ancora se sei serio o se le spari grosse per provocare una mia reazione…”

La cosa buffa è trovare in una baita isolata nel bosco, una domenica pomeriggio, con fuori un tempo terribile, un uomo e una donna, anzi, un ragazzo ed una ragazza attorno alla cinquantina, con due cani che si ignorano, che parlano di solitudine, dicendosi apertamente che stanno bene da soli e che solo quando ne sentono il bisogno si uniscono al resto del mondo. Molto da film. Non so se distopico, se comico, se horror o se romantico-sentimentale.”

“Capisco che tu non capisca, visto che non hai la tv e ti vanti fin troppo spesso di odiare tutto ciò che passa in televisione, cinema compresi, immagino. Sarei però più per un film neorealista con sfumature romantiche. Un fine tratteggio della realtà, molto introspettivo, con un lato sentimentale non troppo spinto”.

Quindi niente scene porno? sesso spinto? tette e pelo?”

Ma che scemo! – ridendo – “Ma che hai capito? non ho detto romantico. Penso ad una tenera storia di amicizia, di amore non detto.”

Ossignor. Uno di quei film pallosissimi che fanno intendere chissà cosa, poi non accade nulla, e poi, nel finale, i due vecchi, in punto di morte, confessano di aver passato una vita follemente innamorati dell’altro ma che, per non rovinare l’amicizia, non hanno mai osato confessare i propri sentimenti? Sembrerebbe un film francese. Uno d’autore. Uno di quelli che fanno cagare a tutti, ma tutti dicono che è un capolavoro di introspettiva. Uno di quelli che sono tutto sguardi, silenzi e detto-non detto.”

Hai finito?”

No. Pensavo ad uno di quei film che sono una vera e propria pigna in culo. Viva la lettura. Viva un bel libro. Guerra e pace o I fratelli Karamazov, in confronto, sono una breve fiaba per far addormentare i bambini.”

Nel frattempo era finito il disco e mi alzai a girare il lato. Viva i giradischi, viva il mondo analogico, quello delle cose fatte bene, non quello degli automatismi. Altro che “hey siri, cambia playlist di spotify”, qui per cambiare musica bisogna alzare il culo.

E’ quasi l’una” – dissi affacciandomi alla finestra dell’angolo biblioteca – “Fuori sta ancora diluviando. Che ne dici di fermarti qui a mangiare qualcosa? Sempre che questo invito non vada ad intaccare la tua solitudine…”

Cretinetti! In realtà non ho nulla da fare e nessuno che mi aspetti in paese. Mi fermerei volentieri per continuare la nostra chiacchierata, ma sono io che non vorrei mai rovinare il tuo regno di solitudine. Non vorrei che ti abituassi troppo alla presenza di essere umani in questa baita. Finirebbe per causarti della preoccupante confusione mentale. Potresti accorgerti che avere compagnia può essere pure piacevole.”

Non ho mai detto il contrario. Dipende mondo dalla tipologia di compagnia. In effetti, ci sono anche le cattive compagnie.” – mi spostai verso l’angolo cucina – “Dai, piuttosto, vieni a darmi una mano che prepariamo qualcosa di buono.”

“Ai tuoi ordini, mio signore”

E’ stata veloce, a schivare la clementina. Ha riso di gusto.