Sabato sera. Arrivato in paese, le strette vie dell’antico centro rilucevano delle luci di Natale. Quest’anno non avevo ancora visto gli addobbi lungo le strade, vecchi pure quelli, con le piccole lampadine gialle che rendevano l’atmosfere ovattata e d’altri tempi. Altro che le luminarie a led delle città, in stile Las Vegas, con i babbi Natale a grandezza naturale intenti a scalare le facciate, appesi ai terrazzi. Anche il Natale ci avete rovinato. Oppure sono solo io, invecchiato. Maledetti voi, comunque.

Ero puntuale per l’appuntamento da Annetterie con la moretta proprietaria che mi aveva scombussolato le ultime settimane. Avevo lasciato Argo in baita, in una borsa di stoffa avevo messo una bottiglia di prosecco, una di aperol e una di campari, e mi ero avviato timoroso e fischiettante lungo il sentiero che portava in paese. Il negozio era ancora illuminato, di una bella luce gialla. Una tonalità calda e piacevole, altro che il freddo bianco glaciale delle luci a led. Maledetti voi. E maledetti led, comuque.

Dlin-dlon. Il campanello della porta d’entrata era piacevolmente fuori dal tempo.

“Ciao! entre entra. Sono qui dietro, dammi un attimo, finisco i corrispettivi e sono da te” – Annette era nascosta dietro una libreria, piegata sulla tastiera del computer.

“Certo! fai con comodo. Intanto io do un’occhiata in giro, tra tutte queste meraviglie, alla scoperta di qualche tesoro nascosto”

“Bella idea. Mi sono fatta mandare un’oggetto speciale. Apposta per te. Vediamo se te ne accorgi. Vediamo se lo trovi. Se ce la fai e ti piace, puoi tenertelo.”

Una vera e propria provocazione. Già sono curioso di mio, se poi mi prometti una ricompensa alla soluzione di un mistero, beh, tu vuoi farmi impazzire. Mi misi a girare lungo le stanze del negozio. c’erano un sacco di oggetti interessanti, molti dei quali li avrei acquistati volentieri se solo avessi avuto una casa da arredare. Ogni volta che ero entrato da Annetterie ero inevitabilmente finito nell’angolo con le vetrine degli oggetti tecnologici, delle macchine fotografiche e dei vecchi vinili. E pure questa volta partii da quell’interessante zona. C’erano un paio di vecchie macchine fotografiche che già avevo notato l’ultima volta, ma ce n’era una nuova, in una borsa di pelle marrone, rovinata dall’uso, che immediatamente attirò la mia attenzione. Mi piegai sulla vetrinetta e cercai gli occhiali nella giacca. Dovevo vedere bene. Una strana macchina, vecchia, corredata da tre obiettivi ed il manuale d’uso di colore blu. Era una vecchia reflex a pozzetto, con una grande scritta sul davanti EXA 1b. Non la conoscevo. Montava un obiettivo Tessar 2.8/50. A me sconosciuto. Ma era davvero affascinante, di metallo argentato, con una strana forma arrotondata sul davanti, e le finiture di finta pelle nera. Molto bella.

“Vedo che l’hai già trovata!” – Annette era arrivata alle mie spalle e sorrideva contenta. Mi aveva messo entrambe le mani sui fianchi. Una sorta di abbozzo di abbraccio, che avevo notato con un brivido di emozione. Il suo contatto era elettrico.

“Era questa la sorpresa che mi dicevi? è bellissima! è davvero una macchina affascinante. Non la conosco. Posso vederla meglio?”

“Certo, ti apro la vetrinetta. Se ti piace te la regalo. Quando dall’altro negozio mi hanno chiamato per chiedere se conoscessi questa marca ho subito risposto che no, non l’avevo mai sentita, ma di prenderla senza indugio, che l’avrei presa io. Che sapevo a chi sarebbe piaciuta. Ci speravo, almeno. Mi sono informata ed ha pure una storia alquanto interessante. Molto molto interessante. Dopo te la racconto. “ – nel frattempo aveva aperto la serratura ed aveva preso la EXA.

“Cavolo, è davvero bellissima. Senti come è solida, pesante e massiccia, tutta in metallo. Ed il mirino a pozzetto è una delizia, proprio come la Rolleiflex che ho a casa. Non le fanno più le macchine come queste. Davvero bellissima. E con tre obiettivi. E la borsa very very vintage, come direbbero quelli che sanno l’inglese alla moda.”

“Evviva. Evviva. Evviva evviva evviva” – Annette stava saltellando come una bambina entusiasta alla vista di un nuovo gioco – “Ero sicura che ti sarebbe piaciuta. Ecco, tienila. E’ tutta tua. Però, ti avviso, nessuno sa se sia funzionante. Casomai la terrai sulla mensola assieme alle altre tue macchine.” –  E nel frattempo aveva tirato fuori dalla vetrinetta anche la borsa, il manuale e gli obiettivi. Ero senza parole. Era un regalo fantastico ed inaspettato. Imbarazzato.

“Ma, perchè.. non dovevi.. non devi..” – davvero senza parole. Mi piaceva da pazzi. Il regalo e soprattutto questa piccola moretta sbarazzina che mi saltellava davanti, con gli occhietti entusiasti che brillavano come stelle nella notte.

“Non preoccuparti. E’ un piacere. Non è molto costosa, forse nemmeno è funzionante. E poi mi sentivo in debito per le giornata in cui mi hai curato ed accudito quando mi sono ammalata su da te. Era il minimo che potessi fare per dirti grazie. L’ho davvero apprezato. Ci ho pensato un sacco a quei giorni. Dai, ora chiudiamo ed andiamo a cena, che non vedo l’ora di raccontarti la storia di questa macchina. Ho prenotato al ristorante.”

Dieci minuti dopo ce ne stavamo seduti ad un tavolo, nell’unico ristorante del paese, con la tovaglia a quadretti rossa, una caraffa di vino rosso pure quello ed una candela accesa davanti. Quella era bianca. E la storia della EXA 1b era davvero incredibile. Ma ve la racconto la prossima volta.