Che tramonto stasera. Giornata che era partita con il cielo coperto, poi sereno, poi con minacciosi nuvoloni neri da sud ed infine con un cielo di nuovo sereno. Me ne sto qui, seduto fuori, incurante del freddo, con Argo che corre a muso basso per tutto il prato. Vorrei entrare nella sua mente, anche per una sola ora. Capire cosa sente, cosa vede, cosa prova. Nella mia fantasia immagino che oltre all’olfatto sensibilissimo abbia anche una vista che permette di vedere più frequenze rispetto a noi umani. Lo vedo seguire tracce luminose, tipo il luminol della polizia scientifica quando indaga sugli omicidi, spegne la luce e illumina le tracce di sangue. Sarebbe molto bello poter vedere le tracce visive e olfattive delle persone. Magari come i cani – e questo lo ho letto in un libro – che riescono a percepire la frequenza anche del corpo e del cuore. Potrebbe essere questa la spiegazione del perchè alcune persone attirano gli animali ed altre li respingono. Ho sempre pensato che Argo abbia pure un ulteriore senso, una sorta di fiuto per gli stronzi: riesce a percepire uno stronzo a decine di metri. Ma questa è un’altra cosa.

E me ne sto qui, al freddo, seduto su una panchina in legno. Davanti al bosco. Il cielo stellato sopra la testa. Stasera mi sono acceso la pipa, ho messo su un disco di B.B. King e mi sono sparato due bicchieri di cognac francese, Courvoisier VS, il cognac di Napoleone. Mi sono portato fuori la bottiglia. Per pensare meglio e, in effetti, sono piuttosto pregno di idee. E dopo due bicchieri, nemmeno sento più il freddo della sera.

L’altra sera ho lasciato Annette con un casto e veloce bacio sulle labbra. A dir la verità è stata lei a darmelo, augurandomi un buon rientro in baita ed una buona notte. Forse tra di noi sta nascendo qualcosa. L’altra sera è stata una serata speciale. Come lo è la macchina fotografica delle spie che mi ha regalato. Il giorno dopo ho caricato un rullino da 24 in bianco e nero. Vediamo che foto usciranno. Con le macchine analogiche si scatta alla cieca e bisogna avere la pazienza di terminare il rullino e poi di svilupparlo prima di vedere le foto. Ammesso che ne escano. Bisogna avere pazienza. Accettare i tempi. Non avere fretta. Un altro mondo rispetto ad oggi, dove tutti scattano foto con il telefono e due minuti dopo sono pubblicate sui social e visibili a tutto il mondo. La velocità rovina le cose. Non si è più abituati a godersi l’attesa. E la sorpresa. Come ho letto in un articolo tempo fa: “si chiama “noioso” ciò che richiede presenza. Si chiama “lento” ciò che rispetta il tempo umano dell’emozione. Si confonde la profondità con l’assenza.”. Io ho scelto di essere lento. Basta corse. Basta.

E qui seduto, fermo, sto pensando ad Annette. Da qualche giorno. Più di quanto mi aspettassi. Più di quanto volessi. Ci penso da quando l’ho conosciuta.

Siamo due solitudini che si sono incrociate. Che si attraggono mantenendo le distanze. Questa sera, tra il tabacco, il freddo, il cognac e le stelle, sto pensando che solo chi conosce ed ha provato la propria solitudine è in grado di incontrare davvero qualcun altro. Un incontro vero, che nasce dal piacere e dal bisogno di stare con l’altro, di condividere momenti e tratti di strada, senza alcun bisogno di annullare le distanze. Due vere solitudini si attraggono, si cercano e si desiderano quando, implicitamente, riconoscono che si può camminare assieme anche senza cancellarsi. Due anime che si rispettano, senza confondersi, mantenendo la propria indipendenza ma crescendo con l’altro. Rimanendo se stessi, sempre, irriducibili e distinti. Unici. Siamo belli perchè siamo unici. E si può stare con gli altri preservando la propria solitudine. La propria unicità. I propri pensieri. La propria bellezza. Anime affini e solitudini elette. Ho sempre pensato che si viva meglio senza troppi compagni di viaggio. Non importa che siano pochi o pochissimi. Importa che siano fedeli, qualcuno con cui non dover fingere, giustificare o spiegare nulla.Qualcuno con cui poter dire tutto quello che si pensa, senza temere reazioni.

E soprattutto bisogna accompagnarsi a qualcuno con cui poter ridere. Qualcuno che riesce a farti ridere è uno dei doni più grandi che la vita possa fare. Quello che ammiro di più in Annette è che ride sempre. Io non rido così spesso. Lei è sempre felice. Sempre sorridente. E’ contagiosa. La bellezza è contagiosa. Lei mi fa ridere. Ed io provo a fare altrettanto. La risata è un toccasano.

Questa sera è una bella sera. Sto bene. Grazie Annette, solo tu riesci a dare un senso alla mia solitudine, che chiede, ogni tanto, di poter riposare. Sorrido. L’anticamera del riso.

E B.B.King canta. Ed Argo corre con il naso a terra. Che serata! Sorrido. E bevo e fumo. E parlo da solo.