L’altro pomeriggio sono sceso in paese a ritirare un pacchetto, da Annetterie. E’ stata un’occasione anche per rivedere la morettina titolare di quello strano negozio di chincaglierie fuori tempo. Forse era una scusa. Sono sceso che erano ormai le tre del pomeriggio di una giornata nuvolosa ma non fredda. Le temperature gelide di quest’inizio anno sembrano, per ora, averci abbandonato. Manca però la neve. E questo è un problema ed un gran peccato per la montagna, perchè la neve è come una coperta per il bosco, protegge piante ed animali nella stagione più fredda. E le nevicate invernali servono poi per garantire l’acqua nelle stagioni più secche. Il clima sta cambiando. Cambiamo tutti, non vedo perchè il mondo debba rimanere sempre uguale.

Annette era indaffarata con i clienti. Allegra e sorridente come sempre. Indossava un vestito di Jeans, su calze e stivali neri. Al collo penzolava il suo smartphone e gesticolava come sempre, come un’attrice di teatro intenta a declamare l’arte. Scenografica ed espressiva. L’ho osservata per qualche istante, cercando di non farmi scoprire. Mi fa sorridere e mi mette allegria. E mi fa desiderare di poter passare più tempo con lei. Vorrei conoscerla meglio. Siamo come due anime estranee catapultate quasi per caso in questo paesino di montagna, ad abbassare l’età media degli abitanti. Ci siamo incrociati. Accade spesso che i nostri sentieri si intersechino. Siamo ancora (relativamente) giovani e pieni di voglia di vivere. Bello esserci trovati qui.

Ritirato il pacchetto, le ho domandato se avesse programmi per la serata.  “No, non ho programmi nemmeno per il fine settimana. Che facciamo di bello?”. Mi ha fermato il cuore, ucciso, steso ed annientato. Altro che patriarcato, qui il sesso debole sono proprio io. Forse è il caso di darsi una svegliata. Sembra sapere ciò che vuole e sembra essere sempre un passo avanti a me. Un vecchio rincoglionito sono.

“A che ora chiudi oggi? Se vuoi ti aspetto e andiamo a mangiare assieme. Oppure, ancora meglio, vieni da me, se ti piace il brodo e la carne. L’ho preparato stamattina proprio per stasera. Ora vado a prendere gli agnolotti di Valeggio, se li trovo al negozio.”

“Che buono il brodino! Siii… Se non arriva gente posso anche chiudere prima oggi, ho consegnato tutto. Ti aspetto qui alle cinque.”

Ed alle cinque meno cinque ero arrivato davanti ad Annetterie, giusto in tempo per vederla  spegnere le luci, accendere quelle in vetrina e chiudersi la porta alle spalle. Si è girata con un sorriso: “Diamo inizio ufficialmente al fine settimana. E che sia felice, divertente e sereno. E vai di brodino! Evviva, evviva, evviva! Sandy! dai che andiamo, forza”

Alle otto avevamo già cenato ed eravamo passati alla grappa seduti sulla panca esterna intenti a guardare le stelle e la luna che spuntavano guardinghe da dietro un cielo riempito da un gregge di nuvole bianche.

Annette era particolarmente chiacchierona, soprattutto dopo un aperitivo fatto con tutti i sacri crismi, un paio di spritz da ricetta, completi di fetta d’arancia e acqua minerale. “Una delle cose che ho imparato ad amare di più di questa vita in montagna è la pace ed il silenzio. Non l’avevo mai capita questa vita, prima di salire quassù. Mi sembrava da disagiati. Ho sempre pensato che fosse impossibile vivere lontano dalla gente, dalla vita, dai rumori, dal divertimento. Ho sempre pensato che la gente di montagna fosse composta solo da vecchi, troppo anziani per andarsene, o da giovani problematici, incapaci di resistere ai ritmi del mondo moderno. Da gente che non sa dove andare o da gente che scappa. Una sorta di sociopatici poco coraggiosi. Mi sbagliavo. Ora non capisco a come si possa reggere la vita in città, il lavoro ossessivo, il caos, il traffico, il cielo mai azzurro e la notte senza stelle. Le troppe luci e i troppi rumori.” – Annette parlava guardando incantata, quasi sognate, il cielo e le cime lontane. – “A volte mi sento un po’ sola, lo ammetto, ma il negozio mi permette comunque di divertirmi e di chiacchierare con le persone. Talvolta mi mancano gli amici e le amiche della città, ma non il mio vecchio stile di vita. Ci ho messo un po’ a capirlo. Ho pensato di essere vecchia, di essere improvvisamente invecchiata. Forse ero solo stufa di correre. E forse sono ubriaca. Quei due spritz, il vino a cena ed ora questa grappa mi hanno davvero preso alla testa. Sto straparlando. Parlo solo io. E tu ti starai annoiando da pazzi. Sono davvero ubriaca. Sei stufo di ascoltarmi, vero? Non fa un po’ freddo qui fuori?”

Ma figurati! No che non mi annoi. Ti starei ad ascoltare per ore. Mi piace quello che dici. E come lo dici. In effetti qui si riesce a staccare la spina ed a concentrarsi sulle cose che contano. Su quelle vere ed importanti. Ammesso che uno ne abbia. E che ne cerchi. Qui gli amici sono persone, non numeri sui social. Le chiacchiere sono quelle del bar e non i pettegolezzi dei social. Ma non è una vita per tutti. Quelli che vivono in montagna sono della stessa pasta; lo si fa per scelta e quindi ci si trova tra persone che la pensano a volte in maniera assurda, ma che condividono la stessa filosofia di base e gli stessi valori. Qui c’è tempo per pensare, per riflettere. Per decidere di occupare il proprio tempo in cose che contano, che valgono ogni secondo trascorso nel farle. Per gente della nostra età forse può essere strano, ma vivere lontano dalle notizie di rende migliore.”

Parli come se questo fosse un altro mondo” – si era avvicinata a me – “Brrrr, che freddo. Che ne dici se entriamo dentro? Inizio a rabbrividire qui fuori. Non vorrei ammalarmi e costringerti a vegliarmi per altri cinque giorni…non che sia stato spiacevole.. tutt’altro… “

Questa sera, come non mai, la baita era un nido accogliente, caldo e piacevole. Annette continuava a ripetermelo, che era bella, che quella baita era speciale, che diceva molto di me. Che era proprio bella. La baita. Ci spostammo all’interno dove insistetti affinché prendesse posto sulla mia poltrona. In effetti, non ci avevo mai pensato prima, mancava una seconda poltrona. E mancava pure un divano. Quella casa era pensata solo per me, a misura di un solitario. Mi sedetti per terra, dopo aver recuperato due cuscini ed averli sistemati a terra, vicino alla stufa accesa. Annette si godeva il tepore del fuoco, con il bicchierino di grappa in mano e sembrava estremamente rilassata. Pensierosa. Piacevolmente riflessiva. Mi piaceva un sacco. Aveva allungato le gambe e appoggiato i piedi sul bordo esterno, in pietra, della stufa. Mi beccò che le osservavo i piedi e subito si ritrasse imbarazzata. Aveva dei calzini colorati sopra le calze scure.

Oddio, scusa! che vergogna! ho i calzini bucati. Ce li ho sempre bucati. Non lo so. forse cammino male, o forse sono le scarpe.” – disse mortificata.

Ma non dire stupidate. In effetti, si, ti stavo osservando i tuoi piedi. Ammirando, ad essere sinceri. Hai dei calzini molto allegri e quei due buchetti sulla cima sono molto attraenti.” – risposi divertito. Erano davvero attraenti. Indossava dei calzini con delle righette colorate. Ed in cima, all’altezza del secondo dito, più lungo dell’alluce, segno di bellezza il piede greco, erano bucati. Molto sensuali quei piedi. Per un attimo trattenni l’impulso di accarezzarli. “Quei due buchetti sono come le imperfezioni che rendono affascinante la bellezza che altrimenti, rimarrebbe un semplice, banale, dato di fatto. I difetti sono fascino e attrattiva. Rendono accettabile e indimenticabile la bellezza. Rendono uniche le cose e le persone. Viva i difetti. Diffido dalla perfezione.”

Un trattato di eloquenza per farmi dimenticare l’imbarazzo… che gentiluomo” – mi prese in giro.

No, no. Ti sbagli. Non sopporto la perfezione, le cose e le persone perfette. Quelli che aspirano all’eccellenza, all’impeccabilità. Non esiste la perfezione. E non è giusto perseguirla.Dalla perfezione non si migliora. Senza speranza, se non di perderla.

“Oh, bene. Significa che ho qualche speranza di piacerti, visto che sono una frana e pure piena zeppa di difetti”.

Ma tu mi piaci molto. E non vedo molti difetti, se non i calzini bucati, che non riguardano te. E che sono molto simpatici da vedere.”

“Posso farti una domanda personale? Sei libero di non rispondermi oppure di dirmi di farmi gli affari miei. Confesso di essere pure una grande impicciona. E questo è un altro difetto da aggiungere alla lista.”

Domandare è lecito, rispondere è cortesia. Tu chiedi, io vedrò se rispondere, cosa rispondere e come rispondere. Forza, dimmi”

Per un attimo Annette stette in silenzio, come se pensasse a come organizzare le parole. O, forse, per trovare il coraggio di chiedere. Oppure perchè era semplicemente mezza ubriaca. Aveva le guance rosse e gli occhi lucidi. Ma, questa volta, non si trattava di influenza. Poi spostò lo sguardo su di me.

Ti vedi con qualcuna? voglio dire, non che tu non lo possa fare, ma, mi chiedevo, hai una compagna, una moglie, una morosa? sono solo curiosa. Puoi anche non rispondere. Se non sbaglio mi hai detto di esser sposato. E di avere delle figlie.”

No. Non c’è nessuna nella mia vita. Sono stato sposato, per oltre vent’anni. Ora sto bene così, una sorta di asceta. Amo le donne ma solo da lontano. Ho già dato. Sono troppo vecchio ormai per ricominciare. Sono troppo pigro e deluso dall’amore. Ho elaborato una mia particolare teoria sull’argomento. Ti confesso però, visto che me l’hai chiesto, che poco tempo fa mi è capitato di finire a letto con una persona…”

E poi che è successo? non era quella giusta? l’hai più rivista?”

Si. L’ho anche rivista. Ma era malata. Tanto malata. Mi sono ammalato pure io. Abbiamo passato qualche giorno pudicamente e castamente dormendo nello stesso letto. Un’esperienza indimenticabile…”

Sei un cretinetti.”

L’orologio a cucù segnò l’ora. Contai dieci volte il canto. Mi alzai per ributtare un altro tronchetto nel fuoco, nella speranza che la serata potesse durare ancora a lungo. Forse era giunta l’ora di riaccompagnarla. Avrei fatto di tutto per poter stare ancora con lei. Tra di noi si stava creando una confidenza speciale. Era come se fosse normale e naturale stare assieme. Intimi senza esserlo.

Sarei molto curiosa di conoscere la tua particolare e personale teoria sull’amore.

Il concetto è molto breve, ma per capirla bene serve molto tempo.

Abbiamo tutta la notte. Inizia a raccontare che sono curiosa.”

Tutta la notte addirittura?”

“Non vorrai mica farmi uscire nel bosco, di notte, al freddo, da sola..”

Ossignor. Un sogno.