Annette se ne stava seduta in poltrona, con le gambe accavallate sotto al sedere. Mi aveva chiesto una coperta ed una tazza di thè caldo. Diceva di dover smaltire la sbornia, ma in realtà ero certo fosse perfettamente sobria. Sul giradischi girava un disco di Miles Davis. Argo e Sandy se ne dormivano pacificamente ai nostri piedi. Ed io mi apprestavo a raccontare di me. E dei miei pensieri riguardo l’amore, le donne, il matrimonio e le relazioni. E lei attendeva curiosa. Pazientemente impaziente di sentire. Difficilmente parlo di me, dei miei sentimenti. Mi viene più facile scriverli. Ancora più semplice, tenerli per me. Provai a tergiversare: “Quanto tempo ho? Sono le dieci passate. Non vuoi che ti riaccompagni in paese? potrebbe essere una lunga storia. Magari noiosa.”
“Pensavo mi invitassi a rimanere. Abbiamo l’intero fine settimana, se non hai impegni, se non disturbo. E se non sono troppo sfrontata. O invadente. Tanto, ormai, a letto assieme ci siamo già stati, no?” – mi fissava con uno sguardo furbo. Provocava e prendeva in giro.
Sempre provocante. Si divertiva a lanciare l’iniziativa, a guidare il gioco, forse nella speranza di cogliermi impreparato oppure di studiare le mie reazioni. In effetti, quell’auto-invito era giunto del tutto inaspettato, si avvicinava più ad un sogno che ad una proposta invadente. Mai mi sarei sognato di invitarla a restare la notte. Era accaduto, certo, ma eravamo entrambi febbricitanti e fuori imperversava una tempesta di neve.
“Ossignor, diciamo che il finire a letto assieme, di solito, ha un’altra accezione, che non si limita semplicemente al dormire vicini, oltretutto febbricitanti.” – la sua sfrontatezza mi aveva colto impreparato, anche se mi faceva un gran piacere, era il sogno di ogni uomo – “Comunque, certo che puoi rimanere, anzi, ne sarei felice. Mica ho voglia di riaccompagnarti di notte, al freddo, fino in paese…”
“Bene. Allora deciso. Sarò tua ospite.” – sorrideva, seria, provocante e provocatoria – “Ma adesso raccontami queste tue teorie sull’amore”.
“Non ho alcuna teoria sull’amore. Anzi, dubito che qualcuno possa averla. Tutti hanno idee al riguardo, belle, brutte, fiabesche o da horror. Dipende dalle esperienze fatte. E forse da come si nasce, da chi si è dentro. Tutti nasciamo diversi e mi piace pensare che ognuno di noi abbia una sorta di impronta, ci sia una sorta di destino caratteriale già scritto. Che guida inevitabilmente la nostra vita. Che non possiamo cambiare perchè, comunque, non lo conosciamo.” – Annette mi guardava curiosa. Attenta e silenziosa. “Amore è un concetto difficile, sfuggevole e multiforme. Da sempre scrittori, poeti, registi, fotografi provano a capire, definire e descrivere questo nobile e potente sentimento. Senza tuttavia comprenderlo. Non credo di averlo capito io. In realtà non ho alcuna teoria, ma tanti fili che, magari, un giorno diventeranno matassa. Tante idee, tanti spunti ben confusi e sparsi. Probabilmente ognuno ha la sua idea. E tutte corrette.” – Continuava ad osservarmi senza proferir parola, incuriosita e dubbiosa per questo strano preambolo. Ero come quegli studenti impreparati che tergiversano in cerca di un miracolo, di un’intuizione divina che risolva l’interrogazione.
Ormai ero partito ed il comizio continuava: “Amore è un termine troppo generico, che vale per qualsiasi faccenda. La gente prova amore per un luogo, per un animale, per il proprio lavoro, per il proprio hobby. Forse il termine è un po’ troppo utilizzato. Forse a casaccio. Diciamo che ci sono tante tipologie di amore. E spesso si confonde l’amore con la passione. O con l’infatuazione. Proviamo a concentrarci solo tra quella che ci interessa, parliamo dell’amore tra due individui. Quello che fa battere il cuore è l’amore inteso come passione, come innamoramento, come totale perdita di controllo. Ma quella è una fase. Poi ci si abitua, ci si abitua a tutto. Ed allora, se c’è, si intravvede l’amore. Ungaretti nella sua poesia Silenzio in Liguria, in una strofa ha definito l’amore come una quiete accesa: “il vero amore è una quiete accesa”. Me la ricordo perchè mi ha sempre colpito. Mi piace. Precisa e semplice. Diretta. Ungaretti era geniale e perfetto.”
Annette ripetè la frase: “Il vero amore è una quiete accesa”. Mi piace. Ora ci rifletto, ma mi piace. Fammela capire meglio.”
“Io ci vedo la passione resa stabile. Si accende la luce, una fiamma, una candela. C’è il concetto di fiamma, di calore che nasce improvviso ma è duraturo. Esiste sempre il rischio che si spenga e che torni il buio. Il contrario di acceso è spento, qualcosa che si estingue, che finisce. Ma qui la teniamo accesa. Cosa? la quiete. E il termine quiete rimanda alla pace, alla stabilità, alla tranquillità. A quel benessere che tutti cercano. Il vero amore non è passeggero e non assomiglia ad una fiammata. Se non ricordo male Ungaretti descrisse anche l’amore come “una finestra illuminata in una notte buia”. Quiete accesa. Mi piace. Non definisce nulla, ma fa capire il sentimento. Quando si è innamorati, o si pensa di esserlo, è come se tutto tornasse. Che ogni cosa prendesse i suo naturale e perfetto posto nell’ingranaggio complesso e incredibile che è la vita. E’ benessere, grazia, gioia. Ci si sente invincibili, sorridenti ed in pace con tutto e tutti. E’ la quiete accesa.”
“Mi piace il concetto di luce. Qualcosa che illumina il buio. Se non ci fosse buio attorno, non ci sarebbe la luce. Ed il monto e la vita, spesso, sono al buio. E mi piace pure il concetto di quiete. La parola quiete è bella. Fa pensare alla stabilità ed alla tranquillità. A quando sei in pace perchè tutto sembra al suo posto. Interessante. Molto interessante. Tu stai bene? come stai?”
“Sto bene. Sono in pace con il mondo. Sento la quiete qui con te.” – mi fissò, sorridente.
Rimanemmo in silenzio per qualche istante. Anche quella situazione era di quiete accesa. Fuori era buio e ce ne stavamo vicini, al caldo, con la luce della stufa. In pace. Questi pensieri non glieli dissi. Non serviva. Anche lei aveva capito. Qualcosa di magico c’era nell’aria. Lo sapevamo entrambi. E nessuno voleva rompere l’incantesimo. Certe magie accadono come, dove e quando vogliono loro. Capitano, quando meno te lo aspetti e quando non le cerchi.