Che strano effetto svegliarsi dopo una gran dormita e trovare qualcuno nel proprio letto. Mezzo assonnato, nella penombra, ci ho messo un attimo per capire dov’ero e chi mi dormisse affianco. Vedevo un lungo bozzolo, arrotolato come un kebab. Dal piumino bianco, in fondo, spuntavano due lunghe gambe. Nude, belle, magre, sensuali. In alto, il viso era nascosto immerso nel piumone. Nel bianco, solo un ciuffo di capelli neri arruffati. Ancora dormiva, Annette. Immobile. Completamente rapita da Morfeo.
Mi alzai in silenzio premuroso di non svegliarla e di non farmi sentire. In piedi, sul bordo del letto, immobile pure io, mi fermai un istante ad ammirarla. Mi piaceva un sacco. Ogni cosa in lei. Me ne stavo in piedi, a chiedermi cosa diavolo ci facesse qui questa sorta di angelo, timoroso di una sua futura probabile reazione imbarazzata quando si fosse svegliata in un letto che non era il suo. La lasciai dormire. Argo si stiracchiò vicino, con le zampe anteriori stese ed in bocca la sua anatra di peluche. Scendemmo da basso, era l’ora del suo solitario e agognato giretto mattutino. Vai Argo, corri fuori.
Preparai il caffè, osservando Argo correre a testa bassa sul prato bianco, ancora coperto di neve. Ogni volta mi chiedo cosa senta un cane con il suo naso sopraffino. In grado di vedere e seguire traiettorie di tutti quegli altri animali che di notte avevano scorrazzato sul prato. Avevo letto e ricordavo come la vista dei cani sia in grado di vedere uno spettro molto più ampio rispetto alla nostra. Sono in grado di vedere perfettamente nel buio e di riuscire a scorgere ogni movimento fino ad un chilometro di distanza. Fanno però più fatica a distinguere i dettagli degli oggetti fermi; il loro campo visivo è ampio e raggiunge i duecentocinquanta gradi, mentre noi umani non raggiungiamo nemmeno i centottanta. A differenza di quanto si dice, non vedono in bianco e nero, ma in sfumature di blu e giallo, facendo fatica a distinguere il rosso e il verde. Se guidassero sarebbero un pericolo ad ogni semaforo.
Bevuto il caffè, sfamato il cane con la sua dose di crocchette mattutine, avevo preparato la moka grande, del thè caldo ed apparecchiato la tavola per la colazione. Erano circa le otto e mezza quando dalla scala vidi scendere Annette. Assonnata.
“Buongiorno! Mamma mia che dormita! era da tempo che non dormivo così come un sasso. Potevi svegliarmi. Ma che ore sono?” – si era rivestita come la sera prima e solo i capelli arruffati mostravano i segni di una persona appena alzatasi dal letto. Argo raccolse la sua anatra di peluche e corse a salutarla mugolando e scodinzolando felice.
“Ciao, buongiorno! Sono le otto e mezza, ma avresti potuto rimanere a dormire anche tutto il giorno. Spero di non averti svegliato io. Bevi il caffè vero? la moka è pronta e devo solo accenderla. Se vuoi c’è anche del thè, già pronto.”
Facemmo colazione con calma, fette di pane spalmate con burro e marmellata, e miele, e nutella. Caffè, acqua, thè. E pure salame, speck e formaggio. Non mancava nulla. All’inizio in silenzio, poi, mano a mano che la pancia si riempiva, le parole uscivano più veloci. Sembrava rilassata e molto a suo agio. Ne ero felice.
“Sai che la vita in montagna inizia a piacermi? non me lo sarei mai aspettato.” – Annette parlava tra un morso e l’altro – “Però mi mancano i miei amici. Ma te, come fai a stare sempre tutto solo? Ieri sera mi hai detto di avere pochissimi amici. E che non sono molte le persone che vengono a trovarti qui in baita. Non ci credo che non hai amici. Non uno come te. Sarai pieno di amici. E pieno di amiche.. circondato da donne…non me la racconti mica giusta… Sei un tipo allegro e socievole, ti piace stare tra la gente…figurati se non sei sempre pieno di gente..”
“Non ho detto di non avere amici. Ho degli amici che però non vedo spesso. Ma quando li vedo è sempre una festa immensa. I veri amici puoi vederli poco e far trascorrere anche molto tempo, ma ogni volta è come se li avessi salutati il giorno prima. Diciamo che ho un prezioso e ristretto circolo di amici. E qualche amica, certo. Ho imparato che la qualità conta più della quantità, in ogni cosa, in ogni ambito. Ed ho capito di non aver bisogno di un pubblico che convalidi chi sono. Non mi servono i like, i cuoricini e le manine con i pollici in su. Non amo stare al centro dell’attenzione e non ho bisogno di dimostrare nulla a nessuno. Non cerco approvazione. Il tempo mi ha reso forte, sicuro di me e delle mie idee. Mi conosco, conosco la mia forza e quanto valgo. E spesso la gente è solo una grande pigna in culo. Tanto per essere pratici.”
Annette mi ascoltava con attenzione. Rise della mia espressione colorita. Non capivo se stesse pensando che fossi un cretino oppure se provasse una sorta di ammirazione. Non per me, ma per quanto stavo affermando. “Si vede che sei un tipo molto sicuro di te stesso, non te ne staresti a vivere in una baita nel bosco, isolato, da solo. Ma mi sembri anche molto modesto. Bello non aver paura di stare da solo e di essere giudicato. Probabilmente conosci chi sei ed il tuo valore.”
“Certo, mi conosco piuttosto bene. E proprio per questo forse è meglio stare lontano dagli altri. Vedo fuori solo un gregge di pecore incapaci di pensare in autonomia. Hanno bisogno del cane che dica loro cosa fare e cosa non fare. Io sono solo un vecchio cocciuto bastian contrario. Ho un cane ma non è il mio controllore. Con gli anni e le delusioni sono diventato estremamente selettivo, non spreco la mia energia e, di conseguenza, sono molto attento a chi lasciare entrare nella mia vita. Un tempo pensavo fosse ingiusto. Poi ho temuto di essere diventato un grande stronzo egoista. Ora ho capito che quello stronzo egoista sono io e che forse questa capacità di stare da soli è una qualità positiva da avere. Ci si allontana dai drammi e dai pettegolezzi. Non si ha bisogno di sentirsi circondato dalle persone per sentirsi completo. Sto bene, sono a mio agio e non perdo tempo in relazioni senza senso. So cosa voglio e cosa mi serve per stare bene. Ho eliminato tutto ciò che non mi serve e che non conta. Questa non è solitudine, è disciplina. E’ un minimalismo esistenziale che mi permette di stare in pace e di godermi chi e ciò che mi fa stare bene. Non è isolamento, è padronanza di sé. L’empatia alla lunga ti impedisce di vivere troppo tra gli altri. Troppa sofferenza. Troppo dolore. Devi startene lontano.”
“Mamma mia! mi hai davvero colpito. Sono parole davvero belle. Ti ammiro anche perchè rimani un mistero. Difficile da inquadrare. Spero solo di poter entrare nel tuo piccolo circolo di preziose amicizie.”
“Vedremo. Vedremo…”
“Come vedremo?!!?
“Io non giudico ma osservo tutto. Vediamo se saprai meritarti l’accesso. Posso solo dirti che sei l’unica donna ad aver dormito nel mio letto da quando vivo in baita. Oddio, dormito…Forse ci sei già dentro, in quel piccolo cerchio. Ma è molto facile uscirne, stai attenta”
“Sei un cretinetti!” – era volata una fetta di pane che mi aveva colpito ed era stata immediatamente fagocitata dal cane Argo in attesa.