Vanno
vengono
ogni tanto si fermano
e quando si fermano
sono nere come il corvo
sembra che ti guardano con malocchio
Fabrizio de Andrè era un poeta, prima ancora di essere un cantautore sopraffino. Mi permetto di dirlo io che ne capisco poco di musica italiana, che non ho mai davvero ascoltato tutte le sue canzoni, anche se ho un ricordo vivissimo di un disco che ascoltava mia madre che continuava a rimettere Bocca di rosa.
Il titolo riassume in pieno il momento. Questo momento. Sono stato assente per parecchie settimane, ho iniziato un lavoro molto complesso e che mi impegna molto. Annette c’è ancora. E grazie al cielo. E non è una nuvola. E’ si, nera come il corvo, ma i suoi occhi non mi hanno mai guardato con malocchio. Come le nuvole, non sempre posso ammirarla, ma so che c’, una presenza costante, piacevole ed essenziale. C’è sempre anche se non sempre siamo vicini.
Argo c’è ancora, presenza altrettanto irrinunciabile nelle mie giornata. Sempre di corsa, a perdifiato. Corre nel prato, corre nei boschi, corre sui sentieri e sulle cime, inseguendo le lepri, i caprioli e cercando di raggiungere le marmotte. Senza riuscirci. Ma forse questo è il senso di tutto. e lui sembra averlo capito bene.
In questi mesi sono stato impegnato per lavoro, per vacanza ed ho lasciato indietro tante cose. Sono sempre rientrato in baita, quasi ogni sera, ma talmente stanco mentalmente da non trovare la forza di aggiornare queste pagine. Ora ho un attimo per rifiatare. Per riprendere il filo del discorso. E per raccontarvi una storia nuova.
Una sera arrivo in baita e trovo sulla porta, seduta in attesa, una piccola presenza, bianca e nera, bagnata, sporca e scodinzolante. Dal prato argo l’aveva notata ed era corso verso di lei, anticipandomi, con la coda alta da bullo. Lei non si era scomposta. Era rimasta seduta, ad osservare questo cane molto più grande di lei, sopraggiungere di coda per capire chi fosse l’intruso. Aveva piovuto per due giorni. Era bagnata, con il pelo sporco ed arruffato.
“Argo, da dove spunta ‘sta nanetta?”
Quando ero a pochi metri da lei si è alzata, si è stiracchiata ed è corsa scodinzolante verso di me, con il corpo storto e due occhi a palla. dolci. Imploranti. Scrutatori. due occhi che ti fissano e ti entrano dentro, come se fossero in grado di leggerti i pensieri, l’anima, il cervello.
Nel prato non c’era anima viva, saranno state quasi le sette di sera. Sul sentiero non avevo visto nessuno. Al collo portava un collarino con la targhetta. Un nome: shy.
Ho aperto la porta e sono entrato in baita con Argo. Le fuori. Seduta a guardare dentro.
“Forza dai, entra. Dai!”
E lei niente. Mi fissava. Un piccolo accenno di scondizolio. Seduta fuori. Con quei due occhi scrutatori, indagatori ma dolci.
“Ma chi ti ha mandato? Da dove vieni? Ti sei persa?”
“Forza, coraggio, entra, che è ora di mangiare. Avrai fame”
Ho lasciato la porta aperta ed ho iniziato a preparare il cibo per argo. Carne in barattolo e pasta precotta per cani. Ho recuperato una seconda ciotola ed ho atteso che la pasta cuocesse qualche minuto. Una volta pronta, con le due ciotole in mano mi sono girato. Argo in agitazione che non vedeva l’ora di mangiare. E lei seduta, proprio davanti a me. Era dentro. Mi guardava. Mi fissava. Con quegli occhi indagatori. E dolci. Un po’ a palla.
Ho appoggiato le due ciotole a terra, ho chiuso la porta e mi sono seduto in poltrona. Due cani. Che mangiavano vicini, come se si fossero sempre conosciuti. Argo è buono e docile. Lei non sembrava spaventata. Una cagnetta che mi incuriosiva. Sulla targhetta il suo nome ma nessun numero di telefono o recapito.
Finito di mangiare, mentre Argo leccava per bene entrambe le ciotole, ormai vuote, lei mi si è avvicinata. Si è seduta proprio davanti a me. Ed ha iniziato a fissarmi. Ho tirato fuori il telefono e le ho scattato la foto in copertina. Questa è Shy. Come una nuvola è comparsa nel nostro cielo. Non so di chi sia. Non so da dove arrivi.
Sono trascorse ormai un paio di settimane. Quella notte Shy ha dormito in baita, di sopra, sdraiata sulla cuccia di Argo che non ha minimamente fiatato per l’usurpazione del suo posto. Ho scoperto che Shy vive sopra il paese, in una casa isolata lungo il sentiero che sale da me attraverso il bosco. Ho conosciuto la padrona e le ho raccontato che spesso sale da me. Ha detto che non ci sono problemi. E’ una piccola cagnetta adottata da un canile. Il nome Shy è stato dato perchè è molto timida e timorosa. Difficilmente si fa toccare ed accarezzare. Non le è mai entrata in casa ed è spesso in giro per i prati ed i boschi. Non l’avevo mai notata e vista prima. La padrona ha detto che Shy è uno spirito libero, buona ma diffidente. Ha deciso di lasciarla vivere come vuole, non vive in casa, ma ha i suoi posti al riparo. Vive fuori, con qualsiasi tempo ed in qualsiasi stagione. Torna sempre per magiare e non ha mai dato problemi a nessuno.
“Ti da fastidio? scacciala pure se ti da fastidio” – queste le sue parole.
La piccola nanetta, è praticamente sempre con noi. E sempre con Argo. L’ho pulita, spazzolata, le ho tagliato dei gomitoli di pelo sotto alla pancia. Le ho pure comprato un collare antipulci e zecche. Quando esco per andare al lavoro a volte la accompagno fuori, altre volte non c’è verso di farla uscire. Si è adottata. Ci ha scelto. Ha deciso di unirsi a noi solitari, un uomo e il suo cane. Ora c’è pure lei. Benvenuta. Al cane selvatico che non entrava mai in casa ed ora dorme sulla poltrona.
Chissà. Chissà chi l’ha mandata. L’importante è che stia bene con noi. Noi siamo felici con lei.