Annette se n’è andata.
Mi ha lasciato comunque in ottima compagnia: due cani e la mia fidata Solitudine. Ed una testa piena di pensieri, passata la luna piena ecco che ritornano a popolare le mie fantasie e visioni.
Ieri sera mi sono addormentato sulla poltrona. Avevo acceso la stufa, per la prima volta dopo i calori estivi. Appena scappa il sole, dietro le cime, la temperatura crolla ed all’imbrunire scende sotto i dieci gradi. E la notte ancora più in basso.
Avevo nostalgia, ieri sera. Un senso di triste appagamento nell’avere una persona nel cuore che da reale è diventata ricordo. E ci si aggrappa a tutto, cercando di memorizzare ogni immagine, ogni frase, ogni ricordo ed atteggiamento. Provando a bloccare il ricordo, rinchiuderlo in un cassetto per poterlo usare più avanti. Quando la Solitudine occupa ogni spazio, chiedendo di far entrare le amiche tristezza e nostalgia.
Così nostalgico e pensieroso da aver fatto girare un disco di Battiato. Sorseggiando un goccio di porto, così pigro da berlo di canna, senza nemmeno il bicchiere. Volevo leggere ma la testa era troppo ingombra. Felice ma triste. Radioso ma oscurato.
Mi sono addormentato. Il disco finito che continuava a girare, i cani che dormivano ai miei piedi, il buio fuori. Una luna calante che creava ombre e giochi di luce tra gli alberi del bosco.
Ho dormito per pochi minuti, credo. Ma ricordo di aver fatto mille sogni e voli pindarici. Raccontavo a qualcuno di come la gente ha smesso di guardare. Forse di pensare. In un un mondo mai così falso, basato esclusivamente sull’immagine, sui video, sulle foto, su realtà fittizie create da un computer, su storie inventate raccontate come vere, su una propaganda che è diventata un costante lavaggio del cervello, su chi lava e sbianca più bianco, con la gobba da telefonino ed il pollice da scrolling. Non si guarda più. Non si cerca di capire. Si osserva velocemente e si corre oltre. In tutto. Sui social come nei rapporti umani.
Non c’è scampo. Siamo fottuti. A meno di non limitarsi l’uso delle tecnologie, in primis dello smartphone. Maledetta invenzione. Un mondo globalizzato, informazioni ovunque, tutti in contatto ma mai tanto soli. E tristi. Un mondo abitato da maschere. Tutti indossano maschere. Tutti recitano una parte. Un grande spettacolo. Tutti protagonisti, tutti che pensano di essere al centro di tutto. Il centro dell’attenzione di tutto il resto.
Un mondo di persone inutili che si sentono primedonne. Un mondo in cui, invece, ognuno è concentrato solo su sè stesso, incapace di guardare oltre il suo ego. Tutti agitati ad esporsi ed apparire, quando nessuno guarda più nulla. Nessuno davvero si accorge dell’altro. Vede tante maschere. Tutte omologate. E pensa di essere la migliore, premiata al carnevale di febbraio. Bisognerebbe capire che non siamo noi al centro del mondo. Se dovessi andare in giro nudo, sono certo che in pochi se ne accorgerebbero. Quanta indifferenza! quante persone soli e tristi. Che mai hanno conosciuto la vera Solitudine, quella magnifica creatura che arriva quando stai bene ed in pace con te stesso. E con il mondo. Quando capisci che sei parte del mondo, ma non sei il mondo. Quando comprendi che il mondo può fare a meno di te. Nemmeno se ne accorgerebbe se scomparissi.
Pieno di gente che indossa maschere, quelle che richiede la nostra società. Per apparire più belli, migliori, più ricchi. Di successo. Tutti amici , troppi, e nessun confidente. Mille followers, mille collegamenti. Ma nessuno che davvero ti conosce. Se non la tua maschera. Finta. Gente che si confida con lo spicologo, pagando sedute di sfogo, corsi di couching e counseling. Per migliorarsi. Per stimarsi. Per provare ad accettarsi. Senza mai mostrare il proprio volto ma solo la maschera più presentabile.
Ma le maschere sono maschere. E prima o poi vanno tolte. Alla lunga mostreranno le lore crepe, che ci sono sempre, ma invisibili alla superficialità degli sguardi di oggi. Tutto un grande carnevale di venezia. Una grande allegoria. Lo scimmiottamento del mondo propinato dalla De Filippi con la sua roca voce da maschio. La nostra società non è altro che una brutta copia sceneggiata dalla De Filippi.
Mi sono svegliato. In poltrona. Con i cani sotto ed il disco che girava finito.
Ho messo il muso fuori dalla crepa. Oltre il muro che ho eretto nella mia vita. Mi proteggo dietro spesse mura del mio castello. Il mio regno. Un lasciato solo il piccolo pertugio per osservare il fuori. In attesa che torni Annette. Per farla entrare ed accoglierla di nuovo. Per proteggerla dal brutto che sta fuori.
Restare svegli quando gli altri dormono è una pregevole e rara forma di aristocrazia. Rimango vigile. E osservo