In paese c’è un piccolo vicolo dal nome curioso: vicolo stelle.  Mi sono sempre chiesto le ragioni di questo nome. Ecco la storia che mi hanno raccontato al bar. Merita di esser conosciuta. Una favola che unisce fantasia, realtà e leggenda.

Tanto tempo fa, in questo vicolo stretto e un po’ storto, viveva un sarto chiamato Celestino. Non era un sarto comune. Di giorno cuciva abiti per i ricchi e per i poveri, ma di notte, dimenticava forbici e metro per dedicarsi alla sua vera passione: le stelle.

Celestino era convinto che le costellazioni fossero ricami celesti e che, se avesse potuto riprodurle perfettamente, gli abiti che cuciva avrebbero portato fortuna. Aveva un ago speciale, ereditato da sua nonna, che si diceva fosse stato forgiato con un frammento di meteorite.

Una notte, mentre il sarto si sporgeva dalla piccola finestra del vicolo – l’unico punto in cui il cielo era visibile tra i tetti alti – ebbe un’idea folle. Decise di cucire il cielo notturno.

Prese l’ago magico e un filo sottilissimo d’argento e, con una precisione maniacale, iniziò a “cucire” le stelle. Si concentrò sul Grande Carro e sulla cintura di Orione. Invece di bucare la stoffa, l’ago di Celestino trapassava l’aria scura del vicolo, lasciando dietro di sé una scia di polvere luminosa che svaniva subito.

Ma, un giorno, mentre ricamava una costellazione particolarmente complessa (quella dei Pesci Volanti, che si vedeva solo a mezzanotte), l’ago scivolò dalla sua mano. Cadde, rimbalzò e si conficcò in una delle pietre consumate del vicolo.

Celestino cercò per ore, ma non riuscì a recuperarlo. Disperato, si ritirò nel suo atelier.

La mattina dopo, gli abitanti del vicolo notarono qualcosa di strano: il punto esatto in cui l’ago era caduto, e alcune delle pietre vicine, luccicavano. Di notte, il luccichio era più intenso, come se una piccolissima porzione di cielo fosse caduta e si fosse fissata nel pavimento. Erano le “punti” di luce lasciate dall’ago incantato, che aveva toccato la pietra mentre era ancora carico dell’energia stellare.

Da quel giorno, chi passeggiava nel vicolo diceva di sentire sotto i piedi non solo il selciato, ma anche una strana magia, e di notte, le piccole scintille sembravano guidare i passanti.

Fu così che, per ricordare il sarto che tentò di cucire le costellazioni, e per onorare il luccichio misterioso nel terreno, il vicolo fu battezzato “Vicolo Stelle”. E si dice che, nelle notti più limpide, l’ago d’argento riappaia per un istante, solo per assicurarsi che nessuno abbia cancellato il suo ricamo sulla terra.