Ieri sera mi sono addormentato con la finestra della stanza aperta. Fuori pioveva, le nuvole erano talmente basse che nemmeno si vedevano gli alberi del bosco al limitare del prato e mi piaceva l’idea di addormentarmi con il rumore della pioggia. Il ticchiettio delle gocce sul tetto, sulle lamiere della grondaia e dei camini, e sugli alberi ha un qualcosa di ipnotico e soporifero. In questi giorni le gocce appesantiscono le foglie ormai gialle e secce, facendole cadere a terra come rumorosi fiocchi di neve. Verso le due di notte mi sono svegliato che faceva un freddo incredibile nella camera ed a nulla è servito sistemare, sopra il piumino, anche la ruzena. Questa è la mia copertina preferita, di colore arancione, compagna di serata freddolose da parecchio tempo. Il nome viene da ruzen, che in dialetto significa ruggine. Nonostante l’accoppiata piumino e ruzena ho fatto fatica ad addormentarmi, così infreddolito.
La mattinata non è stata molto meglio. Pioggia leggera a tratti e le nuvole talmente basse che sembravano nebbia. A volte c’è chi mi domanda, sorpreso, “ma c’è nebbia anche qui in montagna, quindi?” No, miei cari, non è nebbia. Queste sono nuvole basse. E’ pur vero che la nebbia, tecnicamente, non è altro che una nuvola, composta da goccioline d’acqua in sospensione, ma la nebbia arriva dal basso, si forma a livello del suolo quando è molto umido per una differenza di temperatura tra il calore della terra e quella dell’aria. Le nuvole basse arrivano dall’alto, dagli strati inferiori dell’atmosfera, ma difficilmente arrivano a toccare il terreno, se non in montagna. La quota delle nuvole basse arriva non sotto i 1.000-1.500 metri. Si, sono un meteorologo. Si, ho studiato le nuvole. Si, sono stato aspirante pilota militare in gioventù.
Le giornate uggiose e fredde, queste prime avvisaglie fastidiose dell’inverno, quelle che ci colgono impreparati, faccio fatica a digerirle. Se accadesse in città, sarei nervoso, con zero voglia di andare a lavorare, di uscire di casa, di vedere la gente. Solo voglia di rimanermene a casa a poltrire, al calduccio, godendomi il dolce far niente, l’ozio più vergognoso e l’appagamento della lettura sulla mia poltrona antica. Uscire nel traffico nelle giornate uggiose, in città, è qualcosa di devastante, una prova indicibile per i nervi, una scarica di insulti, improperi e parolacce dopo i primi metri. Non solo mie. Di tutti i guidatori inscatolati nelle loro lamiere claustrofobiche. Quando le giornate uggiose mi colgono in montagna riescono comunque ad abbattermi il buon umore, ma non mi sconfiggono. Accendo il fuoco, attendo che passi il brutto tempo, me ne sto al calduccio, cucino qualcosa di caldo, tipo brodo o una torta e non faccio nulla. Puro, semplice, divino e adorato ozio. Quello che vi insegnano ad odiare, ad additare come spreco di tempo, inutile e dannoso per la società. Bene, pensate ciò che volete. Lavorate voi che io oggi riposo.
E così oggi la mattinata mi è passata facendo un cambio degli armadi, riponendo i vestiti estivi e mettendo a portata di mano le giacche e le maglie più calde. Poi ho fatto una torta di mele e, visto che c’ero, una padella di mele cotte con l’uvetta. Con estrema calma e pazienza ho risposto ad alcune mail di lavoro e poi, appagato, mi sono finalmente goduto il meritato riposo seduto sulla mia poltrona. Il fuoco scoppiettava allegro nella stufa, argo ronfava ai miei piedi ed io leggevo. Ho terminato un libro giallo, parecchio lungo. Partito bene, dilungato stancamente nel mezzo, ripreso nel finale con botto. Ora sono indeciso se partire con un libro di Paolo Nori, oppure un saggio di Carl Gustav Jung, oppure, terza scelta, un libro di Frankie Hi-Nrg Mc. Probabilmente, come spesso accade, li inizierò e li porterò avanti tutti e tre contemporaneamente. Ci sono momenti che necessitano di letture allegre, altre di saggi impegnati, altri di libri classici e meditanti. Quindi, perchè non averli sempre a disposizione? chi lo dice che non si possono leggere assieme? L’ho sempre fatto.
In ultimo, mentre mi appropinquo alla lettura, sorseggiato il mio caffè pomeridiano, con le migliori intenzioni di prolungare sine die questa fredda giornata tanto uggiosa quanto oziosa, confesso di aver pensato ad Annette. Mi incuriosisce il personaggio. Mi attrae la personalità. Mi piace pure molto, lo confesso. Un bel tipino. Devo saperne di più. Ma non ora. Ci penserò domani.
Aggiornamento pomeridiano: Faccio la mia cosa, libro spassosissimo e scritto benissimo.