Ieri sono salito con Argo in cima, alla croce oltre l’alpeggio. Siamo partiti tardi, ma forse è stato un bene, visto che la mattina le temperature hanno iniziato ad essere particolarmente basse. Ancora non ci sono abituato.
Il bosco è di mille colori, il foliage, come dicono quelli fighi. Che c’è sempre stato, ma negli ultimi anni va di moda, è stato scoperto come fosse una novità assoluta. Mi hanno raccontato che partono interi pullman, con gite organizzate, per passeggiare nei boschi in autunno. Follia. Come le spedizioni ai mercatini di natale per comprare ninnoli e candeline made in china. Contenti loro.
Io, invece, sono molto più contento quando me ne vado da solo, nei boschi. Senza scorta, autista, biglietti da pagare e gente appresso. Niente zavorre, niente obbigo di socializzare e chiacchierare. Solo il cane, lo zaino, la macchina fotografica e la voglia di salire in cima. Ho fatto una marea di foto ed ovunque guardassi era tutto uno spunto ed una meraviglia. Argo ho corso come un pazzo, sempre avanti. Si fermava solo per guardare se lo seguissi.


La pace che si respira in montagna è qualcosa di rigenerante e che ci avvicina al divino. Sia esso bellezza o immensità. Gli occhi non smettono di vedere cose belle, colori e sfumature difficili da riprodurre. Non c’era nessuno sui sentieri. Abbiamo superato il bosco, poi oltrepassato i pascoli e poi di nuovo nel bosco, con gli alberi sempre più radi e sempre più bassi. Qualche betulla dava sfoggio di sè, alta, slanciata, con il sottile tronco bianco e le foglie che parevano monete d’oro tanto rilucevano. Ho letto in qualche libro economico che un tempo, in Italia, i boschi erano ricchissimi di betulle. Purtroppo questi alberi hanno un legno pregiato, molto versatile, leggero ma duraturo, molto ben lavorabile per creare arredamenti. Lo sanno bene in Svezia gli amici di Ikea.

Il panorama dall’alto è davvero stupendo. Spazia lontano fino alle dolomiti ed alle alpi austriache. Temperatura perfetta, si camminava bene con una maglietta ed una giacca leggera. Siamo arrivati alla cima, fino alla croce che si staglia in vetta, nascosta e protetta da un folto bosco di pini mughi.
Ci siamo seduti a mangiare, con Argo che si è slappato un’intera lattina da 450 gr di mangiarone per cani. Gli ho fatto notare che la foto esterna del prodotto era il muso di quello che avrebbe potuto essere un suo gemello. Molto più famoso, evidentemente, visto che stava sulla cover dei bocconi per cani. Non capiva. Mi ha guardato piegando di lato la testa. Ho ribadito “Ma si, Argo, come quel cucciolo che, tantissimi anni fa, correva in tv srotolando un rotolo di carta igienica. Non c’eri ancora, ma era famosissimo.”
In momenti come questo, seduto all’aria aperta, con davanti agli occhi un panorama variegato ed infinito, dai colori splendenti, l’aria fresca e pulita, gli odori del bosco, capisco che la scelta di spostarmi in montagna è quella giusta. Non sopporto più i ritmi frenetici della città, le persone sempre più egoiste, incazzate e prepotenti. Non sopporto le regole, le imposizioni, il controllo di ogni movimento. Voglio la mia vita, desidero viverla come credo, con chi voglio e facendo quello che mi appaga. Voglio rapportarmi con persone vere, mosse dalla voglia di conoscere o di chiacchierare, non da nascoste ragioni di convenienza o opportunità. La gente che vive in montagna è diversa. La vita lontana dalle città lo è. Molto migliore, per me.
Basta così poco per essere in pace con sé stessi e, di conseguenza, con il mondo intero. Basta salire in montagna. Meglio se con un cane