Ho preso un regalo ad Argo, ma è come se lo avessi fatto a me stesso. Il pacchetto è arrivato stamattina e sono sceso a prenderlo da Annette. Stasera l’ho provato e devo dire che, nella sua paccottaggine cineseria kitschissima, ha una sua utilità. Una grande utilità, soprattutto per noi che viviamo isolati, circondati dal bosco e con l’inverno alle porte. Ma andiamo con calma, cerchiamo di fare ordine. Ora vi racconto.
Alle nove di oggi sono sceso in paese che dovevo fare un po’ di spesa. Ieri sera mi era arrivato l’avviso che il pacco era pronto da ritirare presso il punto poste Annetterie. Confesso che l’idea di passare a curiosare da Annette era piuttosto allettante e la scusa del regalo ad Argo era perfetta. Sono arrivato che aveva appena aperto, con orario piuttosto anarchico. E’ pur vero che qui in paese nessuno ha fretta ed urgenza e le mattine di fine ottobre sono pure le prime in cui il freddo si fa sentire bene. Fino ai primi raggi del sole, salvo costrizione, nessuno si muove da casa. La frenesia della città, qui, è cosa sconosciuta. Gli orari rigidi, qui, sono un racconto di paesi lontani, svizzeri, direi.
Annette aveva uno sguardo addormentato, i capelli ancora scompigliati e le movenze di chi si è appena trascinato a fatica fuori dal letto. Pure la lingua era assopita. Una Annette di poche parole e quasi scontrosa.
“Ecco il suo pacco” – mi disse consegnandomi una piccola busta di cartone.
“Oh, grazie mille. E, comunque, buongiorno! ben alzata”
“Ben alzata un cazzo. Mi scusi, volevo dire un corno. E’ che oggi proprio me ne stavo così bene sotto il piumino. Non capisco proprio perchè non sono rimasta a dormire.”
“Ha fatto colazione? mi accompagna a bere un caffè? ha l’aria di averne proprio bisogno”
Mai mi sarei immaginato che mi rispondesse: “Ecco, finalmente ha detto una cosa intelligente. Forza, allora. Andiamo”. Nemmeno il tempo di finire la frase che già mi spingeva oltre la porta, girava il cartello “aperto” sul lato “torno subito” – una piccola insegna in latta, appesa con una sottile catena di metallo, molto anni 50 – e, prendendomi sotto braccio, mi trascinava verso il bar Centrale.
Non sto qui a descrivere le facce sorprese, ammirate, invidiose ed esterefatte dei vecchi avventori, già alle prese con le carte da gioco, i quotidiani del giorno ed i bianchetti sul tavolo, nel vedermi arrivare, attraversando la piazza, a braccetto con la bella Annette ed Argo davanti. Ci siamo concessi un caffè ed un cornetto, in piedi al bancone. Era rinata. Effetto caffeina, carboidrati e glucosio. E’ stata in grado, addirittura, di dirmi: “Ma perchè non smettiamo di tenere questa rispettosa formalità e non ci diamo del tu? Piacere, io sono Annette”. “Piacere, io sono Adam. Onorato di conoscerti“.
Ora sto qui, seduto in poltrona, a scrivere di oggi. Argo è fuori, nel prato, che corre a muso basso, rincorrendo odori che solo lui può sentire. Lo vedo perchè il pacchettino, il suo regalo, non è altro che un plasticoso e gommoso collare luminoso. E’ una cinesata, ma molto comoda, perchè mi permette di sapere sempre dove sta il mio cagnaccio, che quando è fuori al buio mi sparisce nell’oscurità. Lo vedo, là fuori, vedo una striscia di colore rosso che corre nell’ombra. Piccolo cagnone puzzone, ma quanto ti voglio bene, tu che mi hai salvato la vita e che ti sei preso tutte le mie confidenze, arrabbiature, doglianze e sfoghi. Mi hai sempre capito. Mi sei sempre stato vicino, ogni secondo come se fosse sempre un nuovo inizio.
Sono felice. E’ stata una giornata piacevole. Un pensiero è per Annette. Chissà cosa starà facendo. Me la immagino a leggere, pure lei, seduta sul divano, con la coperta sopra e piccola Sandy vicina. Siamo due anime sole. Anzi, quattro esseri solitari. Chissà…