Ci eravamo lasciati fuori dal bar Centrale, sotto un temporale incredibile. Il cielo scuro e le nuvole basse non facevano prevedere un’imminente miglioramento. Le previsioni lo avevano pure detto, pioggia incessante fino a venerdi pomeriggio, poi cieli sereni nel fine settimana. Annette, la cui abitazione distava pochi metri dalla piazza, era invece preoccupata per me e per Argo, che avremmo dovuto risalire in baita, dal bosco, al buio e sotto quel diluvio.
“Ma sei anche senza ombrello?”
“Mai avuto un ombrello in vita mia. Ho la giacca impermeabile, il mio cappellino da pescatore e tirerò su il cappuccio del parka.”
“Ho capito, ma fa freddo. Senti che freddo. Ti prenderai un accidente. Ti toccherà passare il fine settimana a letto ammalato.” – Ma come era premurosa questa Annette, sembrava davvero preoccupata.
“Non stare in ansia, ne ho presi di peggio di temporali. La pioggia ed il freddo temprano. Aiutano ad affrontare i rigori dell’inverno. In una ventina di minuti sarò in baita, accenderò il fuoco, mi farò un thè caldo e sarò come nuovo. Non posso ammalarmi, visto che venerdi pomeriggio arriveranno degli amici e si fermeranno fino a domenica. A proposito, stavo pensando: che programmi hai per sabato e domenica? Potresti salire in baita con Sandy, il tempo sarà bello, andremo a fare una passeggiata all’alpeggio e poi ci fermiamo a cena. Sempre se ti va e se non hai altri impegni.”
Mi sarei aspettato un deciso no, una bella scusa, che avrei incassato senza problemi. Nemmeno so dove ho trovato il coraggio di proporle quell’invito. Non volevo passare per quello che ci prova. Non volevo esser visto per il solito arrapato che ha scoperto che è da sola e quindi è legittimato a provarci. Dio me ne scampi! Lontane le donne dalla mia esistenza, ora che ho finalmente trovato un equilibrio, precario, traballante, ma che regge. Ed invece la risposta arrivò immediata ed inaspettata.
“Si, che bello! Sto aspettando un paio di amiche, molto simpatiche e sarebbe bellissimo portarle in gita. Solo a fare una passeggiata, però. Nessuna cena, non preoccuparti!”
“No, no, macchè solo camminata. Sarete mie ospiti. Vuoi privare le tue amiche, cittadine, di una magnifica serata in baita? C’è il bosco con dei colori meravigliosi, sarà sereno, un cielo pieno di stelle, e tu vuoi perderti tutto questo? Non preoccuparti, non ho intenzione di fare grandi manicaretti. Rientriamo dalla camminata e poi ci faremo una cena/merenda/aperitiva. Da me ci saranno due coppie di amici, entrambe sposate. Non ho letti per ospitarvi, ma, in caso, vi riaccompagnerò io in paese dopo cena. Che ne dici?”
“Dico che sarebbe fantastico. Le mie amiche ne sarebbero entusiaste. E pure io. Come possiamo metterci d’accordo? Ci sentiamo? Ti chiamo?”
“Pensi davvero di essere ancora in città? mille messaggi per pianificare aperitivo? – le risposi scherzoso. Ironico – “Siamo già d’accordo, ora, no? Non basta? Vi aspetto sabato mattina in baita, diciamo verso le dieci. Mi raccomando, abbigliamento adeguato, zaino, scarponcini da montagna, colazione fatta e pranzo al sacco. Al resto ci penso io. Ok?”
“Ai tuoi ordini, capo! – fingendosi di mettersi sull’attenti.
“Non sono il capo di nessuno, nemmeno di me stesso. Ricordatevi un cambio, che magari al ritorno della gita vi potrete fare una doccia veloce da me, così mangeremo puliti, rigenerati e rilassati.”
“Sarà fatto! Grazie per la bella chiacchierata e per il piacevole pomeriggio. Mi raccomando a rientrare, al buio e con questa pioggia. Fate attenzione! A sabato! alle dieci da voi! Ciao!”
Ed in un attimo era sparita nel vicoletto con la piccala Sandy che le correva appresso. Sotto l’acqua. Per quanto riguarda me, mezz’ora di diluvio nel bosco, al buio e con un freddo bastardo. Ma l’umore era a mille. Davvero felice e pieno di vita come da tanto non mi sentivo. Maledette donne.