Sta per terminare un fine settimana da ricordare e da mettere in bacheca. Uno di quelli che fanno bene alla mente, al cuore e che ti riappacificano con il mondo. Sono qui in silenzio e nel silenzio. E’ domenica sera e sono felicemente stanchissimo. Pigio i tasti e cerco di comporre frasi che possano rendere l’idea del godimento provato in questi due giorni.

E che sarà mai successo di così stratosferico? Qualcosa di fantastico?

Non illudetevi. Nulla di particolare, se non il piacere di stare con un gruppo di persone che non si erano mai viste prima e che hanno trascorso due giorni di incredibile divertimento e serenità. Proverò a raccontare e per una volta, le mie parole saranno accompagnate da alcune fotografie scattate ieri pomeriggio.

Più ingrigisco e più mi convinco che le cose più semplici, più vere, siano le sole a renderci davvero felici. Tutto il resto è solo temporanea ed illusoria finta soddisfazione. La differenza che passa tra una scopata ed una pippa. Siamo costantemente martellati dall’idea che per stare bene occorre primeggiare, spendere tanti soldi, copiare gli altri e essere sempre alla moda. Se non sei figo non ti diverti perchè, semplicemente, non puoi farlo. Se non ostenti, non sei figo e quindi non sei felice.

Nulla di più sbagliato. Perlomeno per me.

Venerdi sera sono arrivati in baita Andrea e Matilde, Paolo e Veronica. Andrea e Paolo sono due amici storici, conosciuti sui banchi di scuola. Con loro ne ho combinate di tutti i colori. Eravamo giovani, sprovveduti, sbruffoni e privi del senso della misura. Non sempre, spesso. All’università ci siamo separati e negli ultimi anni tra lavoro, famiglia, bimbi piccoli, impegni lavorativi apparentemente irrinunciabili ci si era persi di vista. Una rimpatriata improvvisata ed inaspettata questa primavera ci ha rimesso in contatto. Non sapevano mi fossi trasferito in baita. Avevano perso le mie tracce, fino a venerdi sera quando, muniti di frontalino e zaino in spalla li ho visti arrivare dal sentiero. Abbiamo trascorso una serata memorabile con una cena veloce e fiumi di chiacchiere, risate ed infiniti brindisi. Siamo tutti andati a dormire piuttosto alticci, stremati ma felici.

Sabato mattina ci hanno raggiunto, come previsto, Annette con le due amiche, Giulia e Sara. Ci eravamo alzati con un cielo terso di un turchese incredibile. Giù in valle aleggiava una foschia che rendeva la vista dall’alto molto particolare. Era bello pensare a chi, laggiù, nello stesso istante si alzava ed, affacciandosi alla finestra, vedeva un cielo grigio e una nebbia avvolgente. E noi, qui in alto godevamo di un sole luminoso ed un cielo colore blu di Giotto.

Ciascuno con il proprio zaino, con Argo apripista, ci siamo incamminati lungo il sentiero che porta agli alpeggi e da lì, alla croce. Eravamo tutti estasiati ad ammirare il paesaggio, con i boschi di larice che, come pennellati, variavano tal verde al giallo, dal marrone all’arancione. I prati dall’erba ormai gialla, le montagna all’orizzonte colorate di grigio blu sempre più intenso e sopra, un cielo turchese incredibile.

Siamo saliti in cima alla croce, il tempo di mangiare un panino con calma, scambiare quattro chiacchiere e poi di nuovo giù. Con gli occhi pieni di colori e di bellezza. E gli animi allegri e pieni di vita. Eravamo un gruppo di amici che era come se ci fossimo sempre conosciuti. Potere della montagna.

Siamo arrivati in baita che il sole era già basso sopra le cime lontane, là in fondo, sul Gruppo del Brenta, sopra Madonna di Campiglio. Un giro di doccia per tutti e poi affamati come i lupi, tutti a tavola. Il fuoco scoppiettava vispo nella cucina a legna e nella stufa, ed in baita si respirava un’atmosfera di benessere assoluto. E’ stata una gran cena, fatta di affettati, formaggio, pane casereccio, dolci, vino, grappa e liquori. E tante risate. Tutti i pensieri erano rimasti fuori. Felici e sereni. Non ci serviva nulla di più.

Annette era incantata, come tutti gli altri, peraltro, della bellezza della baita ma, soprattutto, del mio angolo musica e libri. Il mio angolo con la vecchia radio analogica ed il giradischi, la mia biblioteca piena zeppa di libri e la mia poltrona da lettura. Un paio di volte l’ho beccata ad osservarmi, come se volesse studiarmi, quasi fosse rimasta sorpresa dalla casa in cui abito.  Ogni volta che i nostri sguardi si incrociavano, un leggero imbarazzo in entrambi ci faceva spostare rapidamente lo sguardo. E tutte le volte che mi si avvicinava un’elettricità mi faceva tremare. Abbiamo fatto davvero tardi ed erano quasi le tre del mattino quando ho riaccompagnato, assieme ad Argo, Annette, Giulia, Sara e Sandy in paese, con le pile ed i frontalini, lungo il sentiero.

Oggi è stata una giornata tranquilla. Paolo e Andrea se ne sono andati nel primo pomeriggio. Non la smettevano mai dal ringraziare, dal dire che era stato memorabile e che già si programmava un nuovo incontro.

Ora sono qui. Sulla mia poltrona. Un disco gira piano in sottofondo, Argo russa ai miei piedi, il fuoco scoppietta nella stufa e fuori il cielo scuro è punteggiato di stelle. Giornate così riempiono il cuore.

Sto pensando ad Annette. Chissà cosa starà pensando. Chissà se anche lei mi starà pensando.