Sdraiati in mezzo al prato. Il buio attorno. L’imbrunire che si era fatto notte in quella che sarebbe diventata l’ultima sera. Ad averlo saputo. Ma, come sempre, i progetti e disegni perfetti finiscono sempre appallottolati e gettati via dalla mano ultima della vita. La vita comanda. La vita decide. Smettetela di chiamarla il caso. Il suo nome è la vita. E’ fa di noi ciò che le piace. Sarebbe pure bello continuare a sperare ci fosse un disegno per ciascuno di noi. Io continuo a pensarlo.

Facciamo un passo indietro. Molti passi, a dirla tutta, vi serviranno per riannodare i nodi di questo racconto a puntate. L’ultimo post che avevo scritto risale all’inizio di maggio. Siamo quasi a fine settembre. Avevo raccontato di Shy, la piccola nanetta, come amo chiamarla, una piccola vecchia cagnetta che ha deciso di scegliermi come padrone. Mentre sto scrivendo, proprio ora, mi guarda sdraiata a terra, con le zampe anteriori dritte, il muso appoggiato a terra e quei due occhi a palla, da pesce, che mi osservano costantemente. Mi scruta. E non parla. Scruta e basta. E’ arrivata in baita ed ha deciso che questa sarebbe stata la sua nuova casa, argo il suo grosso amico ed io il suo dispensatore ti cibo buono e cuccia comoda.

L’estate è passata veloce, tra impegni lavorativi molto stringenti, una settimana a lampedusa con le figlie e poi tanto tanto e troppo lavoro. Sono stato molto in città e molto in giro. Non mi sono goduto la mia amata baita, così come sognavo questa primavera. Ma vabbè. La vita questo ha deciso per me. E’ sempre colpa sua.

Sono rientrato finalmente in baita da qualche giorno. Ho sempre cercato di rimanere in contatto con Annette, ma gli impegni reciproci ci hanno impedito di vederci come speravo. Ad un tratto ho smesso di dirle che ci saremmo visti presto, perchè, puntualmente, accadeva un qualcosa che non mi permetteva di rientrare in paese. E forse lei ha capito. Ho forse se l’è presa. O forse ha pensato male. Non lo so. Fatto sta che ci siamo sentiti sempre più di rado. Molto poco, ultimamente. Con mio grande rammarico, visto che è stata sempre costantemente nei miei pensieri. Con quel retrogusto amaro di un’occasione persa, di un qualcosa che forse, magari, può darsi, se adeguatamente coltivata, avrebbe potuto sbocciare in un qualcosa di bello.

L’altro ieri sono rientrato nel primo pomeriggio e sono andato direttamente da lei in negozio. Mi ha accolto con calore ma con distacco. Era felice ma sulle sue. Ci sono rimasto male. Sembrava indaffarata in nulla e desiderosa che me ne andassi prima possibile. Difficilmente sbaglio queste sensazioni. Sono tuttavia riuscito ad invitarla a cena in baita, per il giorno dopo. Ieri. Ed oggi vi racconto di come è andata.

Avevo organizzato un pic-nic in mezzo al prato, con tanto di coperta, valigetta in vimini molto british style, aperitivo, vino e calici. E tanti stuzzichini da gustarsi a ruota libera. I tre cani liberi nel prato e noi due finalmente a chiacchierare e raccontarci dell’estate volata.

Atmosfera magica, lei allegra e sbarazzina come sempre, a tratti impertinente. Io mano a mano, o forse, sorso a sorso, sempre più loquace e ciarliero. Dopo un paio di aperitivi di quelli giusti eravamo tornati quelli della primavera. Un’intesa magica. Lei sempre più bella. Quel viso che mi faceva emozionare ad ogni sguardo. Si eravamo seduti con il sole in alto e ci eravamo ritrovati, al buio, in mezzo al prato, con due candele consumate a guardare le stelle. A parlare di noi, delle nostre vite e delle nostre estati.

Lo vedi il carro? e quella è la stella polare” – dissi indicando il cielo puntellato di luci.

Spiegami meglio. Dove lo vedi? e come fai a dire che quella è la stella polare, con tutte queste stelle?”

Quello è il carro. A sinistra quelle stelle disegnano il timone, un po’ incurvato. Poi ci sono le quattro stelle che compongono il carro vero e proprio. Le vedi?

Si, credo di averle individuate. E dove sarebbe la stella polare?”

“La trovi partendo dal carro, spostandoti verso l’alto di cinque volte la distanza. Ecco, fai così. Quella è la stella polare. E quello è il nord”

“Sono mezza ubriaca, vedo troppe stelle e tu vuoi farti bello. Il nord potrebbe essere ovunque. Ma se ti fa piacere provo a crederti”

Allora fai così: stendi il braccio e punta con il dito quella che ti dico essere la stella polare. E vediamo chi ha ragione.

Ho acceso il telefono e l’app bussola. Che magicamente indicava il nord. Esattamente allineata alla stella polare.  Annette era visibilmente colpita. E felice di aver imparato ad osservare il carro e trovare il nord. Eravamo sempre più vicini e intimi. Sdraiati in mezzo al prato, con tutto buio attorno e solo le stella ad illuminare la serata.

Mia nonna aveva un’amica, con cui aveva trascorso tutta l’infanzia e frequentato le scuole. Sempre assieme, dall’asilo alle medie. Era qui del paese. Si chiamava Emma, magari l’hai pure sentita, era quella del panificio. Non si è mai mossa da qui, eppure conosceva il mondo più di chiunque altro. E raccontava storie incredibili. E sapeva sempre tutto. E conosceva i segreti di ogni abitante, ma era la donna più riservata del mondo.” – Annette se ne stava sdraiata a pancia in su. Fissava il cielo stellato. Ed aveva iniziato questo racconto. Me ne stavo zitto, per lasciarla parlare. – “Mi ricordo che una sera ero andata a trovarla con mia nonna. Abitava in piazza, davanti alla fontana. Capitava spesso di andare a trovarla, specie d’estate, alla sera e mi offriva sempre il pane con l’uvetta. E ci si sedeva sulla panchina in piazza, sotto all’unico lampione, che faceva una luce calda e gialla, talmente bassa che non ci si vedeva nemmeno in viso. Una sera si parlava di stelle cadenti e mi raccontò una storia, che non ho mai dimenticato. Ma non ho mai raccontato a nessuno. Posso raccontartela se ti va.”

Certo che mi va. Non vedo l’ora di saperla. Mi piace quando mi racconti le vecchie storie. E mi piace un sacco conoscere i personaggi di questo paese. Continua, dai.”

Le stelle cadenti sono le anime belle e buone che scendono sulla terra. Le anime belle e buone se ne stanno in cielo, osservano la terra. Ci guardano. Proprio come noi guardiamo noi ora. Ma loro fanno di meglio. Rimangono in attesa del momento giusto e quando sono pronte scendono a terra. E sulla terra trovano la loro anima gemella. Le più fortunate la trovano. Altre la scelgono. Ma mica sempre la scelta è quella giusta. Ed ogni tanto accade che le cose non vadano bene. Anche perchè la terra è piena di anime brutte, quelle che non hanno capito come diventare buone e belle. Quelle brutte scendono sotto terra, ed ogni tanto risalgono per dimostrare di essere cambiate ed essere buone. E quindi in cielo ci sono le anime belle, che ci appaiono come stelle. E che scendono a terra per trovare il compagno giusto. E sotto terra ci sono quelle brutte, che ogni tanto salgono sopra per dimostrare di essere cambiate. Oppure, quelle brutte davvero, rimangono brutte. E per questo ci sono le guerre, il male, i dispetti, le morti, le cattiverie.”

Continua. Raccontami delle anime belle”

Le anime belle che scendono a terra cercano di migliorare il mondo, insegnando alle anime brutte come comportarsi. Ma non sempre ci riescono. E come ricompensa, sulla terra, hanno l’occasione di trovare la propria anima gemella. Se sono fortunate la trovano senza cercarla, senza sceglierla. E possono trascorrere la vita felice, assieme. Fino a ritornare stelle.”

Che strana storia. Bella. Mi piace. Mi piace pensare che da una spiegazione a tutto. Alla vita, alla morte, all’amore ed alla cattiveria. Ai buoni ed ai cattivi”.

E noi…”

“E noi cosa? stai pensando se siamo tra i buoni o tra i brutti?”

Era rimasta a guardare in alto il cielo stellato. Aveva smesso di parlare. Gli occhi lucidi, o forse mi sembrava.

E noi cosa? continua, dai, che sono curioso.”

Noi ci siamo trovati.”

Una mano mi aveva preso la nuca e trascinato in basso. Talmente in basso che le mie labbra avevano toccato altre labbra. E trovato una bocca socchiusa. Ed una linguetta impertinente.